Il sostituto procuratore di Cosenza Maria Francesca Cerchiara l’ha definita una “violenza privata feroce”. È quella esercitata dall’editore Piero Citrigno nei confronti di Alessandro Bozzo (nella foto), il giornalista di Calabria Ora che, nel marzo 2013, si è suicidato sparandosi un colpo di pistola alla testa mentre era solo a casa.

Poche settimane prima il suo editore lo aveva costretto a dimettersi e ad accettare un contratto a tempo determinato. Era l’unica possibilità, per Alessandro Bozzo, per continuare a lavorare per il giornale diretto all’epoca da Piero Sansonetti. Conclusa la fase del dibattimento, stamattina la procura di Cosenza ha chiesto 4 anni di carcere  per Citrigno imputato per violenza privata. Il pm Cerchiara, inoltre, ha chiesto al Tribunale la trasmissione degli atti in Procura perché durante il processo sono emersi “nuovi elementi e ipotesi di reato di estorsione, tentata estorsione e violenza privata”  esercitate da Citrigno ai danni sempre di Bozzo e di altri quattro giornalisti: Pietro Comito, Antonio Murzio, Antonella Garofalo e  Francesco Pirillo.

Tutti testimoni della Procura che si sono presentati in aula e hanno raccontato cosa è successo nei mesi a cavallo tra il 2012 e il 2013 quando Citrigno avrebbe costretto “mediante minaccia – si legge nel capo di imputazione – Alessandro Bozzo a sottoscrivere dapprima gli atti indirizzati alla società Paese Sera Editoriale Srl, editrice della testata giornalistica Calabria Ora, nei quali dichiarava contrariamente al vero, di voler risolvere consensualmente il contratto di lavoro a tempo indeterminato, senza avere nulla a pretendere e rinunciando a qualsiasi azione o vertenza giudiziaria, e, successivamente, a sottoscrivere il contratto di assunzione a tempo determinato con la società Gruppo Editoriale C&C srl, editrice della medesima testata giornalistica”.

Un contratto che lo stesso Bozzo aveva definito ai suoi colleghi “un’estorsione”. Momenti difficili ricostruiti fedelmente nei suoi diari consegnati in procura dai genitori del giornalista. “Pietro Citrigno – ha raccontato il collega Pietro Comito quando è stato sentito in aula – disse chiaramente che chi voleva continuare a lavorare doveva dimettersi e accettare il nuovo contratto, ma alle sue condizioni”. “Scriveva di cronaca politica senza remora alcuna – ha spiegato invece ai magistrati Antonella Garofalo – e quindi il più delle volte andava in contrasto con la proprietà, soprattutto quando toccava personaggi politici cari agli editori”.

Così andavano le cose nella redazione di Piero Sansonetti, oggi direttore del Dubbio. Chi decideva cosa doveva andare in pagina era l’editore Citrigno, già condannato per usura aggravata dalle modalità mafiose e sotto processo, sempre davanti al tribunale di Cosenza, anche per bancarotta fraudolenta della società editrice di Calabria Ora. Ed era sempre l’editore e non il direttore a rimproverare Bozzo quando non gradiva i suoi articoli: “Citrigno si lamentava espressamente dell’autonomia professionale di Bozzo – ha fatto mettere a verbale l’ex redattore Antonio Murzio – In ogni occasione in cui in qualche redazione distaccata presentava la necessità di un nuovo innesto, Citrigno proponeva di trasferire Bozzo”.

Ritornando al processo, il 14 settembre è prevista la sentenza dopo l’arringa degli avvocati dell’editore. Intanto, sulla vicenda è intervenuto anche il neo procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, che sottolinea come il suo “ufficio presterà molta attenzione sulla vicenda che riguarda il giornalista Alessandro Bozzo. Aspettiamo una sentenza di verità. La collega d’udienza ha chiesto la trasmissione degli atti in procura per fatti gravi emersi dal dibattimento e che sarebbero stati commessi dall’imputato nei confronti anche di altri giornalisti”.