L’editore lo aveva costretto a dimettersi e ad accettare un contratto a tempo determinato. Ma il giornalista cosentino, Alessandro Bozzo, la sera del 15 marzo scorso, si è puntato la pistola alla tempia e si è sparato. Nei giorni scorsi i magistrati hanno notificato l’avviso di garanzia all’imprenditore Pietro Citrigno, editore di “Calabria Ora”, giornale diretto da Piero Sansonetti dal luglio 2010.

I pm accusano Citrigno di violenza privata per aver costretto “mediante minaccia – si legge nel capo di imputazione – Alessandro Bozzo a sottoscrivere dapprima gli atti indirizzati alla società “Paese Sera Editoriale Srl” editrice della testata giornalistica “Calabria Ora”, nei quali dichiarava contrariamente al vero, di voler risolvere consensualmente il contratto di lavoro a tempo indeterminato, senza avere nulla a pretendere e rinunciando a qualsiasi azione o vertenza giudiziaria, e, successivamente, a sottoscrivere il contratto di assunzione a tempo determinato con la società “Gruppo Editoriale C&C srl”, editrice della medesima testata giornalistica”.

La Procura della Repubblica è riuscita a ricostruire le ragioni che hanno spinto il giornalista calabrese – che si occupava di cronaca nera e giudiziaria a Cosenza – a suicidarsi a 40 anni lasciando la moglie e una figlia di quattro anni. Un gesto che, tra le sue motivazioni, ha anche i problemi lavorativi di Bozzo, autore di articoli “scomodi” invisi al suo editore già condannato a 4 anni di carcere per usura

Pochi giorni dopo il suicidio di Bozzo, il padre del giornalista ha trovato i diari dove il figlio appuntava le sue angosce, la paura di non riuscire a pagare il mutuo e le angherie subite dall’editore, sotto inchiesta anche per due presunte bancarotte fraudolente delle società che in questi anni hanno gestito “Calabria Ora”. Quanto all’accusa di violenza privata, i diari di Bozzo sono stati riscontrati dal procuratore aggiunto Domenico Airoma e dal sostituto Maria Francesca Cerchiara che hanno sentito i colleghi del giornalista suicida. “Pietro Citrigno – ha raccontato il collega Pietro Comito – disse chiaramente che chi voleva continuare a lavorare doveva dimettersi e accettare il nuovo contratto, ma alle sue condizioni”.

Gli fa eco Marco Cribari, il giornalista citato nella lettera scritta da Bozzo prima di spararsi: “Ricordo che Alessandro, commentando ciò che gli era accaduto, mi disse che una volta convocato per la firma si era espresso più o meno in questi termini: ‘beh, firmiamo questa estorsione’. Da quel momento – spiega ancora Cribari – Alessandro precipita in uno stato di frustrazione che gli fa perdere anche la passione per il proprio lavoro. E’ quotidianamente arrabbiato, deluso e dispiaciuto per il fatto che non gli venga riconosciuta la stima professionale. Dall’inizio 2012 fino alla scadenza del contratto, Alessandro vive i suoi giorni come un conto alla rovescia. Tutto ciò lo ha logorato, ci ha logorato”.

“Era un giornalista scomodo per la proprietà – ha spiegato ai magistrati Antonella Garofalo – Scriveva di cronaca politica senza remora alcuna e quindi il più delle volte andava in contrasto con la proprietà, soprattutto quando toccava personaggi politici cari a questi ultimi”.

A quel punto, era direttamente l’editore Citrigno (e non il direttore Sansonetti) a richiamare Bozzo per rimproverarlo. Ma avveniva talmente spesso che, come ha aggiunto l’ex redattore di “Calabria OraAntonio Murzio “Pietro Citrigno si lamentava espressamente dell’autonomia professionale di Bozzo”. Tanto che, racconta ancora Murzio, “in ogni occasione in cui in qualche redazione distaccata presentava la necessità di un nuovo innesto, Citrigno proponeva di trasferire Bozzo”.