Odio per i poliziotti bianchi e rabbia per le ultime esecuzioni dei “fratelli neri”. Venticinque anni, afroamericano, incensurato. Riservista dell’esercito e simpatizzante delle Pantere nere. E’ questo l’identikit di Micah Xavier Johnson, l’uomo identificato dalla polizia come il cecchino che ha sferrato l’attacco alle forze dell’ordine poco dopo il termine della marcia di protesta a Dallas, Texas, organizzata sotto l’insegna del movimento Black Lives Matter, una delle tante manifestazioni che si sono tenute in tutto il Paese dopo la morte di due cittadini di colore per mano della polizia. Cinque agenti bianchi sono stati freddati, altri sette feriti. Secondo il New York Times, che cita alcune fonti vicine all’indagine, Johnson ha agito da solo. Senza complici. Altre versioni, invece, dicono che a entrare in azione sono stati almeno due cecchini, autori di un’imboscata coordinata nella quale hanno iniziato a sparare da diverse posizioni e da diversi edifici. In una sorta di tiro incrociato.

Al termine del lungo incubo vissuto da Dallas anche Johnson ha trovato la morte dopo essersi asserragliato in un garage. Prima sono state avviate le trattative. Poi il sospetto e la polizia hanno ingaggiato un duro scontro a fuoco. Quindi l’epilogo. Dopo aver minacciato di aver piazzato alcune bombe nel palazzo in cui si trovava e nel resto della città, Micah Xavier Johnson è stato ucciso. David Brown, capo della polizia locale, ha fatto sapere che è morto a causa dell’esplosione di un robot bomba telecomandato (è la prima volta che viene utilizzato un dispositivo di questo genere) mandato dalla polizia quando ormai è stato chiaro che si era arrivati a un punto di stallo nei negoziati. Altre opzioni, ha spiegato, “ci avrebbero esposto a un pericolo maggiore”. “Il sospetto ha detto di essere arrabbiato per le recenti uccisioni da parte della polizia – ha continuato Brown – di avercela con i bianchi e di voler uccidere bianchi, specialmente poliziotti bianchi. Ha detto di non essere collegato con nessun gruppo, ha detto di aver fatto questo da solo. Ai nostri negoziatori ha detto che la fine stava venendo e che avrebbe ucciso altri di noi e che vi erano bombe piazzate nel garage e nel centro della città”.

Johnson proveniva da Mesquite, sobborgo di Dallas. Subito dopo l’uccisione, nei pressi di quella che presumibilmente è la sua abitazione, una palazzina di due piani in mattoni, sono state notate diverse auto della polizia. L’esercito americano ha reso noto che Johnson era un riservista e aveva prestato servizio in Afghanistan tra il novembre del 2013 e il luglio del 2014. Le forze armate hanno precisato che il 25enne era entrato nell’esercito nel marzo 2009, fino all’aprile 2015 come specialista della muratura nella 420esima brigata con sede in Texas. Per il ruolo svolto in Afghanistan, gli venne conferita una medaglia al valore e diversi riconoscimenti.

Non risulta al momento che Johnson fosse legato a gruppi terroristici. Diversi media americani hanno riferito che era un simpatizzante delle Black Panther, il movimento militante nero fondato nel 1966 da Bobby Seale e Huey Newton contro la brutalità della polizia e il razzismo radicato nella società americana. La Cnn ha pubblicato una foto che lo immortala con il pugno alzato. Sulla pagina Facebook riconducibile a Johnson sono molte le immagini che inneggiano al Black Power e alle formazioni storiche del rap militante americano. Sullo stesso profilo sono presenti due fotografie: nella prima il presunto killer indossa l’uniforme dell’esercito americano. Nella seconda è in mimetica e impugna un oggetto luminoso, forse un’arma.