“Un attaccabrighe, un soggetto borderline che dà in escandescenze con facilità”. Amedeo Mancini è conosciuto con questo profilo da molti fermani. Prima dei giri legati all’estrema destra e della frequentazione della curva, il presunto aggressore di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano massacrato di botte in via Veneto, ha questa nomea in città. Nel suo passato ci sarebbero diversi piccoli litigi e aggressioni, mai denunciate dalle vittime perché fatti di poco conto. Lo raccontano a ilfattoquotidiano.it diverse persone che Amedeo lo conoscono perché “gira spesso in centro” ed è facile incontrarlo. “È una di quelle persone con le quali è meglio non incrociare lo sguardo, si altera facilmente e incute timore” dice una cittadina fermana.

Mancini ha come unico precedente quel daspo disposto dal questore di Ascoli Piceno e finito di scontare un anno fa. Fermato con l’accusa di omicidio preterintenzionale, ha negato nel corso dell’interrogatorio di “avere simpatie politiche di alcun tipo”, come si è appreso da ambienti vicini alla difesa di Mancini. Restano le frequentazioni con diversi personaggi legati alla curva considerati di destra e c’è chi parla di una sua presenza durante l’ultima visita di Matteo Salvini nel Fermano. Oltre agli insulti razzisti rivolti a Emmanuel e sua moglie: “Scimmia”, epiteto che, come spiegato dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, comporterà l’aggravante razziale per il contadino 38enne.

Una vita fatta di campagna e di stadio, quella di Mancini. Vive con un fratello in un’abitazione a cinque chilometri da Fermo. Gestisce un appezzamento di terra, svolge lavoretti di giardinaggio e fa il ‘cavallaro’, come nelle Marche vengono definiti i custodi di cavalli. I pomeriggi in centro, la passione per il pugilato e la domenica allo stadio per seguire la Fermana nel campionato di Serie D. Era tornato sugli spalti quest’anno, pare lontano dalla curva. Dopo la fine del daspo, secondo quanto apprende ilfattoquotidiano.it, “aveva deciso di seguire la sua squadra dalla tribuna, proprio per evitare nuovi guai”. Da parte della Curva Duomo, il settore più caldo del tifo gialloblù, un solo commento sulla pagina Facebook: “La Curva Duomo e la tifoseria tutta è addolorata e dispiaciuta dall’accaduto, ovviamente prendiamo le distanze da un episodio che nulla c’entra col calcio, con la tifoseria e con il mondo ultras in generale”.

Poi martedì pomeriggio quello scatto d’ira sfociato nella aggressione mortale perché a suo avviso “i due nigeriani erano vicino a una jeep e stavano cercando di capire se la portiera dal lato guidatore era aperta o chiusa”, ha raccontato nel corso dell’interrogatorio prima che per lui si aprissero le porte del carcere. Su quanto è accaduto dopo, con la presunta reazione della coppia di nigeriani e il pugno, definito dal procuratore capo di Fermo Domenico Seccia “il fatto scatenante della morte”, continuano gli accertamenti.