“C’è il martirio del sangue per i cristiani ma anche il martirio di tutti i giorni, il martirio
dell’onestà in questo mondo che si può chiamare paradiso delle tangenti“. Papa Francesco, non nuovo a durissime condanne della corruzione, è tornato a bollare le tangenti e il “pane sporco” che, attraverso di esse, i genitori fanno mangiare ai loro figli. Rispondendo a sette domande rivoltegli dai ragazzi della Comunità romana di Villa Nazareth, opera voluta dal Segretario di Stato di san Giovanni XXIII, il cardinale Domenico Tardini, Bergoglio ha sottolineato che “oggi manca il coraggio di buttare in faccia i soldi sporchi. È un mondo dove tanti genitori danno da mangiare ai figli il pane sporcato delle tangenti”. Per il Papa “questo è peccato mortale, una grande ingiustizia e dobbiamo parlare chiaro”.

Bergoglio ha evidenziato che “oggi è comune lavorare in nero. Un contratto senza ferie e assistenza sanitaria. Questo si chiama lavoro schiavo e la maggioranza di noi viviamo in questo sistema di lavoro schiavo”. Francesco ha raccontato un episodio avvenuto nella sua Buenos Aires che lui stesso ha visto con i suoi occhi: “Una giovane è andata a un colloquio di lavoro. Hanno visto il suo curriculum e le hanno detto: ‘Il tuo lavoro sarà 11 ore al giorno e 650 euro al mese’. E la ragazza ha detto: ‘Ma non è giusto’. E le hanno riposto: ‘Guarda la coda che c’è dietro di te’. Da queste ingiustizie – ha commentato Bergoglio – nascono tante povertà“. Così come il Papa ha ricordato l’altro dramma del momento, quello dell’immigrazione. “I profughi fuggono da guerra e sfruttamento. La guerra è l’affare che in questo momento rende più soldi. Ci sono difficoltà anche per fare arrivare aiuti umanitari, ma le armi, invece, arrivano sempre. Non c’è dogana che le fermi. È l’affare che rende di più”.

Francesco, riprendendo anche quanto scritto nella sua enciclica sociale Laudato sì, ha affermato che “oggi c’è un’economia che uccide. Al centro non c’è l’uomo o la donna, ma il Dio denaro e questo ci uccide. Una mattina puoi trovare un senza tetto morto di freddo in piazza Risorgimento a due passi da San Pietro, ma questo non fa notizia. Ma se la borsa di Tokio o di New York cala di 2 o 3 punti è una grande tragedia internazionale”. Per il Papa questa è la dimostrazione che “siamo schiavi di un sistema che uccide l’uomo”.

Nel corso del suo pontificato più volte Francesco ha chiesto con forza, anche agli ecclesiastici, di non essere adoratori della “dea tangente”, mettendo in guardia dalla “doppia di vita di coloro che donano alla Chiesa, ma rubano allo Stato”. Per Bergoglio il “pane sporco” che i genitori danno ai loro figli è frutto di tangenti e corruzione. “Agli esattori delle tasse – ha sottolineato il Papa all’inizio del Giubileo straordinario della misericordia – Gesù dice di non esigere nulla di più della somma dovuta. Cosa significa? Non fare tangenti!”. E ai banchieri ha ricordato che “l’aria della corruzione viene dappertutto”. Recentemente Bergoglio ha ribadito anche che “chi accumula ricchezze con sfruttamento, lavoro in nero, contratti ingiusti, è una sanguisuga“.

Il monito contro la corruzione è ritornato anche nella messa che Francesco ha celebrato con 500 politici italiani: “È più difficile che i corrotti tornino a Dio”. A Napoli Bergoglio tuonò nuovamente contro la corruzione che “spuzza”: “La società corrotta puzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza”. Ma l’appello a non essere timidi nella lotta alla corruzione il Papa lo rivolse anche alla Conferenza episcopale italiana: “La sensibilità ecclesiale comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi”. Così come nell’omelia di Pentecoste del 2015 Francesco chiese nuovamente a tutta la Chiesa di “lottare senza compromessi contro la corruzione”.

Appena qualche settimana fa, in una catechesi durante la consueta udienza generale del mercoledì, il Papa si era espresso con estrema chiarezza sulle donazioni a enti ecclesiastici. “Io penso ad alcuni benefattori della Chiesa che vengono con l’offerta: ‘Prenda per la Chiesa questa offerta’. È frutto del sangue di tanta gente sfruttata, maltrattata, schiavizzata con il lavoro malpagato! Io dirò a questa gente: ‘Per favore, portati indietro il tuo assegno, brucialo’. Il popolo di Dio, cioè la Chiesa, non ha bisogno di soldi sporchi, ha bisogno di cuori aperti alla misericordia di Dio. È necessario avvicinarsi a Dio con mani purificate, evitando il male e praticando il bene e la giustizia”.