“Rafforzati dallo Spirito e dai suoi molteplici doni, diventiamo capaci di lottare senza compromessi contro il peccato e contro la corruzione, che si allarga nel mondo di giorno in giorno di più, e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace”. Nuovo monito di Papa Francesco contro la corruzione.

Un appello che arriva pochi giorni dopo quello rivolto ai vescovi italiani a “non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi”. Nella sua visita pastorale a Napoli, il 21 marzo 2015, Bergoglio aveva affermato che “la corruzione spuzza, la società corrotta puzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza”.

Nell’omelia della messa di Pentecoste, nella Basilica Vaticana, Bergoglio, anticipando un passaggio della sua “enciclica verde” che sarà pubblicata a metà giugno, ha sottolineato che “il rispetto del creato è un’esigenza della nostra fede: il ‘giardino’ in cui viviamo non ci è affidato perché lo sfruttiamo, ma perché lo coltiviamo e lo custodiamo con rispetto”. Per Francesco “il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato. Ci sono tanti modi di chiudersi allo Spirito Santo: nell’egoismo del proprio vantaggio, nel legalismo rigido, come l’atteggiamento dei dottori della legge che Gesù chiama ipocriti, nella mancanza di memoria per ciò che Gesù ha insegnato, nel vivere la vita cristiana non come servizio ma come interesse personale, e così via”. Per il Papa “il dono dello Spirito Santo è stato elargito in abbondanza alla Chiesa e a ciascuno di noi, perché possiamo vivere con fede genuina e carità operosa, perché possiamo diffondere i semi della riconciliazione e della pace”.

Al Regina Coeli, recitato con migliaia di fedeli presenti in piazza San Pietro, Bergoglio ha ricordato che “la Chiesa nasce universale, una e cattolica, con una identità precisa ma aperta, che abbraccia il mondo intero, senza escludere nessuno, senza chiudere la porta in faccia a nessuno, anche al più peccatore”. Come quel giorno di Pentecoste, – ha auspicato Francesco – lo Spirito Santo è effuso continuamente anche oggi sulla Chiesa e su ciascuno di noi perché usciamo dalle nostre mediocrità e dalle nostre chiusure e comunichiamo al mondo intero l’amore misericordioso del Signore. Questa è la nostra missione!”.

Dal Papa un nuovo accorato appello alla “Comunità internazionale a fornire l’assistenza umanitaria necessaria ai numerosi profughi nel golfo del Bengala e nel mare di Andamane. Esprimo apprezzamento – ha affermato Bergoglio – per gli sforzi compiuti da quei Paesi che hanno dato la loro disponibilità ad accogliere queste persone che stanno affrontando gravi sofferenze e pericoli”.

Bergoglio ha voluto commemorare anche i cento anni dall’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, quella “inutile strage” come la definì all’epoca Benedetto XV. “Preghiamo per le vittime – ha affermato il Papa – chiedendo allo Spirito Santo il dono della pace”. Francesco ha ricordato anche la beatificazione di monsignor Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador, “ucciso in odium fidei mentre stava celebrando l’Eucaristia. Questo zelante pastore, sull’esempio di Gesù, ha scelto di essere in mezzo al suo popolo, specialmente ai poveri e agli oppressi, anche a costo della vita”.