Tra la Germania spaventata dalla Polonia, l’Inghilterra e la Francia salve in extremis contro Galles e Albania, torna l’Italia. Con addosso gli occhi di mezza Europa per capire se i novanta minuti di Lione sono stati solo un fuoco di paglia o la prima avvisaglia di qualcosa di concreto, capace di montare come panna a ogni colpo di frusta dato da Antonio Conte. Il fuoco dei 23 azzurri, invocato dal ct come l’arma per volare alto, contro le braci sotto le quali cova la voglia di trascinare la Svezia di Zlatan Ibrahimovic.

La squadra senza stelle sfida il giocatore uno e trino per eccellenza, al quale si aggrappa Erick Hamrén ben sapendo che gli altri dieci mandati in campo sono comprimari al servizio del re svedese. Per progettare lo sbarco immediato agli ottavi, addirittura messo in dubbio nella vigilia fatta di ansie e di pronostici negativi, l’Italia deve abbattere il fenomeno prossimo allo sbarco in Premier League. Tutti per uno, tutti contro uno: pronti a mandare di traverso quel biscotto cucinato da Svezia e Danimarca nel 2004 e a spaventare Euro 2016, ancora alla ricerca di una nazionale convincente fino in fondo.

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA
Gli azzurri sono lì nel mezzo, coscienti di poter ambire al ruolo di sorpresa del torneo solo tenendo alta l’attenzione, spingendosi l’un l’altro per sopperire a un gap tecnico evidente ma che sembra destinato a non pesare più di tanto, visto che le favorite sono ancora accrocchi informi di grandi nomi. Il divario si chiude con la compattezza e la freschezza fisica. Per la seconda partita, Conte ha deciso di dare priorità alla compattezza: “Turnover? Ne ho sentito parlare anch’io – ha detto alla vigilia – ma siamo solo all’inizio”. Ecco quindi che l’Italia di Tolosa sarà quasi una fotocopia di quella di Lione. Nessuno stravolgimento: uno, al massimo due cambi. C’è Florenzi in rampa di lancio al posto di Darmian, anello debole dell’undici anti-Belgio.

Il centrocampista della Roma finirebbe quindi sulla fascia sinistra, pendolo tra difesa e attacco. “Ma deciderò solo in mattinata”, avverte Conte lasciando aperte le porte a una riconferma dell’esterno dello United in cerca di fiducia con dirottamento del giallorosso in mediana, al posto di Parolo. Per il resto, salvo sorprese, non cambierà nulla. Anche Eder troverà ancora spazio vicino a Pellè, centravanti antitesi di Ibrahimovic.

DIETRO IBRA, IL NULLA (O QUASI)
Zlatan partì dall’Olanda per affermarsi in Europa, l’azzurro ha costruito la sua carriera tra i tulipani prima di spiccare il volo verso la Premier e diventare una delle poche pedine inamovibili di Conte. Proprio come Ibra lo è per Hamrén. La Svezia, abbottonata in un 4-4-2 d’ordinanza, affida ai suoi piedi tutta la manovra offensiva essendo a corto di giocatori di fantasia. La squadra ha tuttavia una discreta esperienza internazionale, che non garantisce però una fase difensiva imperforabile. In attacco Kallstrom e Fosberg dovrebbero essere confermati sugli esterni, mentre Guidetti – reduce da un’ottima stagione al Celta Vigo – sembra destinato a prendere il posto di Berg come spalla di Ibrahimovic.

Ma vista la prestazione di Lindelof e Granqvist nello striminzito pareggio contro l’Eire, i grattacapi di Hamrén saranno soprattutto legati alla difesa della porta di Isaksson, bravo a tenere a galla la Svezia all’esordio. Ecco perché Conte ha lanciato un grido di battaglia inaspettato: “Bisogna attaccarli in toto”. L’Italia, ora che s’è desta, deve capire se può permettersi anche di aggredire e fare la partita. Sarebbe un salto di qualità. Anche se resta un retro-pensiero, magari inconscio: vincendo il girone, gli azzurri sfiderebbero quasi sicuramente Spagna o Croazia negli ottavi, mentre il secondo posto garantirebbe un atterraggio morbido con una tra Portogallo, Ungheria, Islanda e Austria. Il cuore va all’assalto della Svezia, la testa magari un po’ meno. Ma vallo a dire a Conte.

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