L’ammazza-Europeo non esiste, o quanto meno si sta nascondendo molto bene. Al primo giro di boa, il verdetto che arriva dalla Francia è chiaro. Non sembra esserci una nazionale capace di stroncare le speranze di tutte le altre. Anzi, come è nella storia della competizione continentale, le sorprese sono dietro l’angolo. Perché le superfavorite non impressionano, le squadre in seconda fila faticano o steccano del tutto e chi non era quotato si gode un posto al sole, come l’Ungheria davanti all’Austria. Sorpassi probabilmente momentanei, ma comunque inattesi. Così dopo aver visto all’opera le ventiquattro concorrenti, la “squadra più squadra” è parsa l’Italia, destinata secondo le previsioni della vigilia a rimanere nella pancia di Euro 2016. “Eterna”, come la descrive l’Equipe, e appoggiata ai suoi “bastardi della difesa” secondo la stampa inglese, la nazionale azzurra ha guadagnato considerazione di avversari e stampa estera facendo crollare le quotazioni del Belgio grazie all’unica prova corale vista nei primi quattro giorni.

Chi era pronto ad ammirare la Francia di Didier Deschamps ha visto invece un undici alle prese con svarioni difensivi e il piccolo trotto di Paul Pogba, in pantofole non solo nel pranzo pre-match contro l’Albania che potrebbe costargli la panchina. Eppure di fronte c’era la Romania, che se avesse avuto un attaccante più preciso al posto di Stancu avrebbe potuto rendere indigesto l’esordio. Mentre la Germania deve ringraziare Boateng da un lato e la non eccelsa qualità dell’Ucraina per la vittoria comunque comoda. Due a zero, certo, ma meno pirotecnico di quanto ci si potesse aspettare dai campioni del mondo. Non è poco se messo accanto allo striminzito successo della Spagna davanti alla Repubblica Ceca, in un match risolto da Piqué a tre minuti dalla fine. Le Furie Rosse hanno trovato sulla loro strada un monumentale Peter Cech ma anche due interventi decisivi di Fabregas e De Gea che hanno evitato il mezzo passo falso di una squadra in parte rinnovata e alla ricerca di fiducia per poter competere ad altissimi livelli.

Poi ci sono i risultati di Inghilterra e Portogallo, fermate da Russia e Islanda. Pareggi giusti e due punti persi per strada contro avversari tutt’altro che irresistibili. Il ct Sluckij ha in mano la nazionale con l’età media più alta dell’Europeo, un gruppo con quotazioni in netto ribasso rispetto al passato e ha dovuto rinunciare al suo uomo di maggior talento, Alan Dzagoev; gli esordienti della piccola isola ai confini del mondo hanno imbrigliato Cristiano Ronaldo e compagni, arrivati in Francia con l’obiettivo di togliersi di dosso anni di delusioni internazionali. Eppure i problemi sono sempre lì, nonostante il girone più abbordabile e la stagione memorabile del fenomeno blancos. A lui i lusitani chiedono di alzare il valore complessivo della nazionale. Come è accaduto nel primo turno al sorprendente Galles del compagno di squadra Gareth Bale e alla Croazia, altra nazionale in rampa di lancio e capace di superare la Turchia grazie al talento di Modric, terzo blanco decisivo nelle partite di esordio. I Vatreni, a conti fatti, vanno a braccetto con l’Italia: entrambe hanno affrontato avversarie di livello e hanno offerto una prestazione incoraggiante. Solo parate e traverse hanno frenato il tabellino dei croati, che restano però una squadra da rivedere difensivamente. La Spagna sarà un test importante.

Mentre gli azzurri hanno già chiarito quanto bisognerà sudare per superare Buffon, protetto a dovere da una difesa collaudata e da dieci compagni pronti al sacrificio. Il tiro di Nainngolan e il contropiede di Lukaku sono tutto ciò che il Belgio della generazione d’oro è riuscito a produrre nei novanta minuti di Lione. Secondo i pronostici al Parc Olympique si sarebbe dovuto celebrare l’addio all’Italia che fu. Invece per gli azzurri è stata una rinascita. Mentre altrove i superfavoriti, anche quando vincono, hanno poco da festeggiare. Per il momento, certo. Sembra però l’inizio della più classica delle barzellette: “Ci sono un un francese, un tedesco, un inglese, uno spagnolo e un italiano…”. Alla fine, con mestiere e furbizia, mentre gli altri esaltavano le loro qualità, la spuntava sempre l’ultimo.