LIONE – Giaccherini a metà primo tempo. Pellè nel recupero. Belgio sconfitto, Italia prima nel girone. La cronaca dice tanto, non tutto. Perché l’undici di Conte non delude all’esordio di Euro 2016, anzi stupisce. E si dimostra più gruppo dei talentuosi Diavoli Rossi, specie nella mezz’ora di sofferenza pura e difesa perfetta che ha contraddistinto la ripresa. Certo, ci è voluto uno svarione degli avversari per sbloccare il punteggio e indirizzare la gara. Ma la vittoria di Lione non è frutto del caso, e neppure solo del solito, vecchio schema all’italiana “catenaccio e contropiede“. L’Italia vince da squadra, da squadra di Antonio Conte: con la capacità di resistere nei momenti difficili, ma anche i cambi di gioco a liberare Candreva sulla destra; o gli scambi stretti fra Pellè e Eder, che magari non faranno gol quanto dovrebbero però corrono per quattro, azzeccano ogni movimento e danno ragione a chi li ha scelti. Tutta roba già vista nella prima Juve di Conte, e prima ancora nel Bari in Serie B. Adesso anche in nazionale: 16 anni dopo l’ultima volta, l’Italia torna a vincere all’esordio degli Europei (Euro 2000, Italia-Turchia 1-0). Anche allora c’era Conte, in campo, a fare gol.

COME PREVISTO, MEGLIO DEL PREVISTO – Nessuna sorpresa al fischio d’inizio: le formazioni sono quelle previste alla vigilia. Wilmots l’aveva proprio annunciata, Conte non fa scherzi. E quindi Eder-Pellè da una parte, Hazard-De Bruyne dietro Lukaku dall’altra (con il lusso di Carrasco e Mertens in panchina). Squadre differenti per piani tattici molto diversi. Wilmots preferisce pressing e fraseggio, fare la partita. Conte aspetta: o ripartenze velocissime o possesso palla ragionato. E tanti cambi di fronte, per sfruttare la superiorità numerica in mezzo e mettere in difficoltà i loro centrocampisti, possenti ma lenti negli spostamenti laterali. Specie a destra, dove Candreva rappresenta l’elemento di maggior fantasia (l’unico?) di questa squadra. Funziona, anche se il primo tiro in porta dopo dieci minuti è del romanista Nainggolan, conoscenza intima del nostro campionato, che fa il bis poco più tardi.

REGALO BELGA – Dopo un buon avvio, con grande intensità, l’Italia però cala leggermente: Darmian sempre più schiacciato sulla linea dei difensori, Parolo e Giaccherini un po’ spaesati. Soprattutto i contropiedi sempre più rarefatti. Segnali di un predominio belga che comincia a farsi preoccupante intorno alla mezz’ora. Quando arriva però il vantaggio azzurro: basta un lancio di Bonucci dalla metà campo per mandare in tilt Ciman e Alderweireld e permettere a Giaccherini di battere Courtois. A sorpresa, per quanto visto in campo. Il Belgio accusa e Candreva prova a colpire ancora. Ma la palla giusta per uccidere il match capita sulla testa di Pellè, che dall’altezza del dischetto mette fuori tutto solo. Non c’è tempo per i rimpianti: il secondo tempo riparte a mille all’ora. Uno svarione di Darmian (il peggiore degli azzurri, sostituito all’azione successiva) concede un contropiede sanguinoso che Lukaku spreca davanti a Buffon. Ma anche Courtois nega il gol all’ennesima zuccata di Pellè.

SOFFERENZA E VITTORIA – Wilmots decide di rischiare tutto subito: Mertens per Nainggolan (l’unico uomo di corsa), poi addirittura Carrasco per il terzino Ciman. Un o la va o la spacca, forse prematuro, che però riesce nell’intento di schiacciare l’Italia dentro la sua area di rigore. Conte risponde con Immobile per Eder, che fa la cosa migliore della sua partita fermando con un fallo (e giallo) un altro contropiede pericolosissimo. L’Italia comincia a soffrire (e picchiare: fallaccio di Bonucci a metà campo, prima ammonito anche Chiellini), si schiaccia troppo e troppo presto. Gli ultimi dieci minuti, nello Stade de Lyon rosso di Belgio che urla forte, sono difficilissimi. Ma gli azzurri reggono, senza sbandare, guidati da un super Bonucci. E in pieno recupero chiudono in contropiede, orchestrato da Immobile, assistito da Candreva, finalizzato da Pellè. Prima, un colpo di testa alto di Origi è tutto quel che era stato capace di produrre il Belgio. Bocciato almeno quanto è promossa l’Italia. Che non si è trasformata rispetto a ieri: è ancora la stessa nazionale asfittica in attacco e un po’ debole fisicamente a centrocampo, con un buco a sinistra (pessimo Darmian, malino De Sciglio) e poco talento. Ma ha dimostrato di essere una squadra vera, con una difesa insuperabile e le sue armi da giocare. Con i tre punti, il morale alle stelle e il pareggio di Svezia e Irlanda, il passaggio agli ottavi è quasi ipotecato. Dopo novanta minuti Euro 2016 ha già tutta un’altra storia azzurra.

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