La Procura di Roma, che ha già un fascicolo aperto sugli ex vertici di Veneto Banca per ostacolo alla vigilanza, sta ora indagando anche sull’aumento di capitale dell’istituto veneto, partito l’8 giugno. Il sospetto, secondo quanto riportano Corriere della Sera e La Stampa, è che gli ex manager della popolare tra cui personaggi legati all’ex padre padrone Vincenzo Consoli stiano cercando di influenzare l’impegnativa ricapitalizzazione da 1 miliardo a valle della quale si saprà quanta parte del capitale aderirà, che quota finirà al fondo Atlante e se l’istituto ha un flottante sufficiente (20-25%) per sbarcare in Borsa. Secondo il Corriere, è stato il neo presidente Stefano Ambrosini a rivolgersi ai pm “sollecitando interventi”.

I sospetti su presunte trame di Consoli per mantenere la banca di Montebelluna in mani amiche erano stati ventilati dall’ex presidente Pierluigi Bolla per tentare – senza successo – di affondare la Lista soci con cui proprio Ambrosini si è candidato per il rinnovo del cda: “Molti dei candidati sono vicini all’ex amministratore delegato”, aveva detto Bolla. A far tornare di attualità quelle ipotesi sono state, secondo i due quotidiani, le dichiarazioni di Bruno Zago, presidente dell’associazione “Per Veneto Banca” che raccoglie molti grandi azionisti.

Il 9 giugno Zago ha detto pubblicamente di avere raccolto “sottoscrizioni ed impegni di sottoscrizioni dell’aumento di capitale già vicine ai 600 milioni“, arrivate “integralmente dalla platea dei soci”. Un intervento simile, facendo restare la maggioranza nelle mani dei vecchi azionisti, farebbe di fatto sfumare l’intervento di Atlante – vincolato al raggiungimento del 50,1% del capitale – mettendo la banca a rischio bail in. Zago poi ha rettificato, ma quelle frasi sono finite comunque sotto il lentino della Procura. Ambrosini è stato sentito dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Che già indaga su Consoli e sull’ex presidente Flavio Trinca per ostacolo alla vigilanza e per aver falsato i valori patrimoniali della banca fissando il prezzo delle azioni. il cui valore ora è quasi azzerato, a livelli che non corrispondevano ai fondamentali.

Anche la Consob, nel frattempo finita nell’occhio del ciclone dopo che il viceministro dell’Economia Enrico Zanetti e quello dello Sviluppo Carlo Calenda hanno chiesto le dimissioni del presidente Giuseppe Vegas, secondo il Corriere ha avvito un’ispezione e messo in campo il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza.