Dopo i veleni della vigilia, il colpo di scena: all’assemblea di Veneto Banca chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione ha vinto la lista dei soci capeggiati da Stefano Ambrosini, concorrente a quella dell’attuale presidente Pier Luigi Bolla. E’ stato lo stesso Bolla ad annunciare i risultati della votazione: la Lista Soci ha conquistato il 57,917% dei voti contro il 37,2 di quella di Bolla, presentata dal cda uscente. Un esito inatteso, soprattutto dopo la pubblicazione da parte di Bolla, sul sito dell’istituto, di una lettera che informava gli azionisti che una parte dei presentatori della lista concorrente è esposta verso la banca per 958 milioni, “di cui 730 classificati come crediti problematici, inclusi crediti deteriorati per 382 milioni” e che si tratta di persone “vicine” all’ex numero uno Vincenzo Consoli. Il padre-padrone che ha affossato la banca concedendo con disinvoltura prestiti senza garanzie e falsando la situazione patrimoniale del gruppo, secondo la procura di Roma che lo ha iscritto nel registro degli indagati per ostacolo all’attività di vigilanza.

Nonostante quella che l’associazione Per Veneto Banca – sostenitrice della seconda lista insieme a Azionisti per Veneto Banca – ha definito una “campagna di denigrazione squallida e gravissima”, ai vertici dell’istituto va in scena una rivoluzione: entrano nel nuovo board a 14 membri (contro gli 11 del precedente) Ambrosini, che ha ottenuto la presidenza, l’ex consigliere economico di Palazzo Chigi Carlotta De Franceschi (probabile vice presidente), Matteo Cavalcante, Giovanni Schiavon, Roberto Nevoni, Dino Crivellari, Maria Cristina Bertellini, Laura Dalla Vecchia, Aldo Locatelli, Debora Cremasco, Fabio Bassan e Michele Padovani. Bolla e l’attuale ad Cristiano Carrus faranno comunque parte del board, come minoranza.

“Il primo cda si terrà tra un’ora circa, ci rimbocchiamo le maniche da subito”, ha detto poco dopo le 20 Ambrosini, “e Cristiano Carrus mi ha già dato disponibilità per assumere la carica di direttore generale nell’interesse della banca“, vista la richiesta di continuità arrivata dalla Banca centrale europea. “Siamo vigilati speciali e quindi da domani bisogna cominciare a costruire un percorso che rassicuri i mercati e che sia in compliance con le indicazioni delle Autorità di vigilanza”, ovvero della Bce, ha ricordato. L’istituto, che ha chiuso il bilancio 2015 – approvato giovedì dal 78% del capitale presente in assemblea – con una perdita di 882 milioni di euro, deve infatti mandare in porto un aumento di capitale da 1 miliardo di euro chiesto dall’Eurotower. Poi è attesa alla prova della quotazione in Borsa, dopo il flop della Popolare di Vicenza. “Non avremo i problemi di insufficienza di flottante che hanno avuto altri dopo l’aumento di capitale per andare alla quotazione in borsa”, ha ostentato ottimismo Ambrosini. “Guardiamo con molta fiducia a questa operazione. C’è un interesse del mercato e un processo di accompagnamento utile che ha messo in campo Banca Imi”. Quanto alla possibilità che serva un intervento del fondo Atlante – opzione che Bolla solo due giorni aveva escluso rifiutando paragoni con la Vicenza – “ho sempre detto che mi sembrava sbrigativo dire che non ce n’è alcun bisogno. Io considero Atlante un’ottima soluzione di sistema ed è sciocco rinunciare ad aprire un paracadute quando ce l’hai nell’aereo”.

L’altro fronte caldo erano le azioni di responsabilità nei confronti degli ex vertici indagati. Dopo che mercoledì la Consob ha notificato a Montebelluna la chiusura dell’ispezione avviata lo scorso anno, Bolla ha detto in assemblea che il cda uscente esaminando la gestione Consoli ha “riscontrato irregolarità ed anomalie” che potrebbero “porre le premesse per avviare un’azione di responsabilità”. “Secondo quanto accertato dagli stessi ispettori della Bce le condotte sono state censurabili per vari motivi tra cui spicca quella sul fronte del capitale, per cui sono stati riscontrati vari casi di concessione di finanziamenti a fronte di acquisto di azioni“. Ma ad oggi il “danno” legato a eventuali cause “non è quantificabile“.

Ambrosini è intervenuto chiedendo “formalmente” di conoscere i contenuti del rapporto ispettivo della Consob, che al contrario non sono stati resi noti. Quanto all’azione di responsabilità, però, ha frenato “perché la legge consente l’azione di responsabilità solo con riferimento al bilancio in approvazione e perché non c’è all’ordine del giorno un punto” che preveda il voto sulla questione. “Non voglio fare dietrologie sul perché non ci fosse scritta una clausola che gli avvocati suggeriscono sempre di mettere, ovvero che ci sia la “verifica ed eventuale esperimento dell’azione di responsabilità”. Se il cda uscente non l’ha messa avrà avuto i suoi motivi, ma chi ha queste attese può stare tranquillo, chi ha qualcosa da rimproverarsi meno”. In ogni caso, ha spiegato più tardi, “provvedimenti di questo tipo vanno fatti e presto Veneto Banca la farà”.

A chiedere l’azione di responsabilità nei confronti di Consoli & c – “passaggio ineludibile” – è stato anche un piccolo socio di notevole peso politico, il viceministro all’Economia Enrico Zanetti, che era presente in assemblea. “Sono un piccolo socio, che segue le vicende della sua banca e lo scorso dicembre aveva più fiducia, anche perché aveva sentito parole coraggiose rispetto ai conti che si devono fare con il passato”, ha detto Zanetti dopo aver spiegato di aver investito in azioni Veneto Banca 20mila euro. “A distanza di mesi vedo che le parole non si traducono in fatti, e mi aspetto che questi fatti siano declamati in modo molto concreto, altrimenti, devo dire la verità, da socio ormai mi hanno incastrato, ma da cliente me ne vado“.