L’imperativo è: fermare i migranti, meglio se fuori dai confini nazionali. Meno di due mesi fa l’Austria voleva mandare l’esercito al Brennero, ora qualcuno in Svizzera, forse per non essere da meno, cerca di andare nella stessa direzione. Per ora si tratta solo di una boutade politica tirata fuori dal cilindro del presidente dell’Udc (partito svizzero di ultradestra) Albert Rosti, che chiede che militari svizzeri controllino i treni in partenza dalla stazione di Milano. Una proposta che arriva a una settimana da quella che i giornali svizzeri hanno descritto come una sonora batosta elettorale. I cittadini rossocrociati hanno infatti voltato le spalle all’ultradestra, sostenendo a larga maggioranza la proposta del governo di accorciare i tempi per la definizione delle richieste d’asilo, impegnando la pubblica amministrazione a fornire un responso entro 140 giorni.

Nel 2015 le autorità elvetiche hanno ricevuto 39.523 richieste d’asilo (in aumento rispetto al 2014, quando furono 23.765) e sono state 6.377 le domande accolte. Se il dato è cresciuto in termini assoluti, è invece sceso in termini relativi: secondo la Segreteria di Stato della migrazione, infatti, la percentuale di migranti in Svizzera rispetto al totale europeo è scesa dal 3,8% del 2014 al 3% nel 2015. Sebbene i numeri dei flussi migratori verso la Confederazione siano lontani da quelli che interessano l’Italia, le preoccupazioni della popolazione sono spesso le stesse, soprattutto perché sono alimentate dalle stesse provocazioni, dagli stessi appelli populisti e dalle stesse drammatiche statistiche.

Così a Rosti è venuta in mente l’idea di spedire truppe elvetiche in territorio italiano: “Le nostre Guardie di confine potrebbero controllare i treni in partenza dalla stazione centrale di Milano – ha dichiarato in un’intervista pubblicata domenica dal quotidiano Le Matin – le nostre guardie di confine potrebbero far scendere i viaggiatori clandestini prima del confine. Sarebbe il solo modo di fare rispettare realmente gli accordi di Schengen-Dublino“.

Il politico svizzero ha poi affermato che l’85% dei rifugiati raggiunge la Svizzera con i treni che vanno da Milano a Chiasso. La stima è probabilmente eccessiva: sul finire dello scorso anno (con la rotta balcanica in piena attività) gli ingressi in Svizzera erano più numerosi sul fronte orientale rispetto a quello meridionale. Percentuali a parte, il fenomeno degli ingressi illegali da Chiasso è stato più volte documentato, soprattutto durante la crisi di maggio 2015, quando alla stazione centrale di Milano arrivavano ogni giorno decine di migranti, rimasti poi accampati a lungo nell’area dello scalo ferroviario. I migranti, quando non trovavano qualche passatore disposto ad accompagnarli oltre confine, compravano per pochi euro un biglietto e raggiungevano la Svizzera salendo su uno dei tanti treni diretti verso la Confederazione.