Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri hanno “perseguito apertamente” l’obiettivo di “evadere il fisco“. Lo scrive la Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 17 marzo, ribaltando la sentenza di primo grado ha condannato entrambi a un anno e due mesi per frode fiscale nel caso Mediatrade. Una condanna resa comunque più mite dalle nuove soglie di non punibilità introdotte su iniziativa del governo Renzi. Il vicepresidente di Mediaset, figlio dell’ex premier, e il presidente avrebbero “persino apertamente” perseguito “l’effetto, univoco e fisiologico, dell’evasione fiscale” e ciò “è l’unica chiave di lettura possibile delle loro condotte”, scrivono i giudici.

Lo scorso marzo la seconda sezione penale della Corte d’Appello (Marco Maiga presidente e a latere Laura Cairati e Alberto Puccinelli) ha condannato Berlusconi jr e Confalonieri, che erano stati assolti in primo grado, e ha confermato, invece, l’assoluzione degli altri sei imputati nel procedimento con al centro una tranche della vicenda ben più ampia che riguarda presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset e per la quale Silvio Berlusconi ha scontato 10 mesi e mezzo in affidamento in prova ai servizi sociali (è stato invece prosciolto in udienza preliminare per il caso Mediatrade). Procedimenti, i casi Mediaset e Mediatrade, scaturiti dall’inchiesta dei pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.
Oltre a condannare, con sospensione condizionale e non menzione, Berlusconi jr e Confalonieri ritenendoli “colpevoli” di frode fiscale aggravata dalla transnazionalità “limitatamente” all’anno di imposta 2007, la corte ha dichiarato il non doversi procedere per prescrizione per il 2006 e l’assoluzione per il 2008 “perché il fatto non è più previsto come reato”, appunto per effetto della riforma renziana. Nelle motivazioni, depositate oggi, i giudici spiegano che nell’ambito della presunta frode fiscale che sarebbe stata realizzata gonfiando i costi dei diritti televisivi “l’atteggiamento psicologico dei due predetti imputati è quello di chi si sia sottratto consapevolmente dall’esercitare i poteri-doveri di controllo (e gestione) attribuiti dalla legge al ruolo rivestito, non solo accettando il rischio (…) ma persino apertamente (…) perseguendo l’effetto” della presunta frode.
In ogni caso, precisa la Corte, sia Confalonieri che il figlio del leader di Forza Italia “appaiono meritevoli delle attenuanti generiche, in primo luogo per la loro incensuratezza, e poi perché hanno nella sostanza ‘ereditato‘ gli effetti di un meccanismo fraudolento che non hanno concorso ad instaurare”.