Alla fine per Berlusconi jr e Fedele Confalonieri è arrivata una condanna per la frode dei diritti tv. Quel processo Mediatrade che aveva visto un’immediata uscita di scena di Silvio Berlusconi, prosciolto già in sede di udienza preliminare e una assoluzione/prescrizione in primo grado dopo cinque giorni di camera di consiglio, oggi annullata da un verdetto di colpevolezza.

Ma la pena per i due imputati sarebbe potuta essere più alta di quell’anno e due mesi (con relativa sospensione e non menzione) se i giudici non avessero dovuto applicare agli imputati la nuova legge con la relativa depenalizzazione della frode fiscale che ha introdotto la soglia di non punibilità. Ed è chiaro che i giudici hanno applicato questa norma leggendo il dispositivo della sentenza relativo all’anno 2008 “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. Il capo di imputazione era relativo agli anni tra il 2005 e 2008 per una presunta frode totale di 8 milioni. Il 2005 era già caduto in primo grado per prescrizione, per il 2006 è stata dichiarata la prescrizione oggi, per il 2007 c’è stata la condanna e per il 2008 è arrivata l’assoluzione.

Quando la norma fu pubblicata in Gazzetta si calcolò, tra le lamentele delle procure di mezza Italia, che almeno 9mila fascicoli sarebbero finiti al macero. E infatti la norma, quando era ancora in embrione e poi in discussione, era stata il centro e il cuore di polemiche. Non troppo maliziosamente era stata battezzata salva Berlusconi proprio perché l’ex premier, condannato in via definitiva per quel reato, avrebbe potuto chiedere al giudice di far decadere la sentenza perché il reato si era estinto. Dopo settimane di discussioni, smentite e illazioni era stato lo stesso Matteo Renzi a riconoscere la paternità della norma. Le modifiche apportate avevano lasciato l’ex Cavaliere fuori dal paniere dei graziati, ma hanno comunque consentito al figlio e all’amico di sempre di beneficiarne almeno in parte. Anche questo processo però procede sui binari pressoché morti perché potrebbe arrivare in Cassazione già prescitto. Tutto questo mentre la riforma continua a giacere inerte in Parlamento come ammesso dallo stesso ministro della Giustizia.

Intanto a poco più di un anno dalle polemiche sulla prima versione del decreto sull’abuso del diritto (quello che sanava evasione e frode fiscale se limitate a somme inferiori al 3% dell’imponibile) le nuove norme varate nel frattempo da Palazzo Chigi e via XX Settembre hanno salvato molti presunti evasori. Anche eccellenti.