Si è arreso al primo turno, battuto in tre set da Milos Raonic. Janko Tipsarevic può finalmente sorridere, però. Perché la partita giocata sul campo n.2 del Roland Garros ha certificato il suo rientro nello Slam francese dopo tre anni che definire sfortunati è un eufemismo. Avrebbero sportivamente ammazzato chiunque, ma non il serbo, ex numero 8 al mondo. Il dramma di Tipsarevic inizia nell’ottobre 2013, a Valencia. Si ritira dopo 3 games contro Granollers perché continua ad avere problemi a un piede. Si scoprirà poi che la causa è un tumore benigno al tallone. Il male viene curato, ma si ripresenta. Janko non molla e lo affronta di nuovo, prendendolo a racchettate come prima faceva in campo con le palline. Lo batte di nuovo, ma a questo punto il destino non è solamente nelle sue mani.

Mentre è sulle stampelle e affronta anche un profondo stato depressivo, i medici gli comunicano che se il tumore dovesse presentarsi un’altra volta la sua carriera sarebbe finita. Cause genetiche, gli dice il chirurgo, dopo aver asportato l’80 per cento della sua fascia plantare.  “Per la prima volta ho avuto davvero paura – ha raccontato tempo fa al sito dell’ATP – Perché il destino non era nelle mie mani”. Quasi diciotto mesi di assenza in singolare, poco meno in doppio. Ad aprile dello scorso anno sembra fatta: gioca a Houston, grazie alla classifica protetta entra nel main draw del Roland Garros. Ma la sfortuna si accanisce ancora contro di lui. È costretto a dare forfait a causa di un’infezione virale, arrivata dopo un infortunio all’inguine che lo aveva fermato per qualche settimana ma non gli aveva impedito di vincere a Monaco, nel primo turno, contro Bernard Tomic.

A Wimbledon e agli US Open va fuori subito pur impegnando sul suolo americano Guillermo Garcia-Lopez. Sta di nuovo male, questa volta a causa di un problema al ginocchio. Deve operarsi. Finisce sotto i ferri per la terza volta in tre anni. Salta gli Australian Open, poi ricomincia. La sua avventura riparte da Ostrava dove batte Podlipnik-Castillo e perde negli ottavi contro Michalicka. Berlocq e Delbonis lo strapazzano a Heilbronn e Ginevra. È stato per oltre due anni nella Top Ten mondiale, senza mai uscirne, ha vinto una storica Coppa Davis. Oggi è il numero 680 al mondo. Uno qualunque. “Non ho mai pensato di lasciare a causa degli infortuni e di tutto il resto, ma ho avuto paura. Non voglio e non posso ritirarmi. Ho ancora tanto tennis dentro di me, e anche se può sembrare assurdo, penso di non aver ancora giocato come vorrei”, ha detto alla fine della scorsa stagione. La sua presenza sul campo, a 32 anni, prima che una questione prettamente sportiva è un inno alla voglia di vivere.