Se la condanna non verrà rivista in appello, dovrà scontare venti mesi di prigione e perderà ogni diritto legale sui suoi bambini, perché sarà privata della patria potestà come prevede un articolo del codice penale turco. Arzu Yildiz era imputata per aver pubblicato nel maggio 2015 un video sul processo a quattro magistrati sotto processo per aver disposto una perquisizione di camion dei servizi segreti turchi diretti verso la Siria nel 2014.

La pubblicazione aveva irritato il presidente Tayyip Erdogan e il governo. Erdogan aveva dichiarato che la perquisizione dei camion e la copertura mediatica di quell’evento era parte di un complotto ordito dai suoi nemici per indebolire lui e mettere in imbarazzo la Turchia. “È una vendetta” dice l’avvocato della reporter. Per il difensore il verdetto priverà la donna della possibilità di iscrivere i suoi figli a scuola, di aprire conti bancari  per loro o portarli all’estero da sola. Secondo il legale, interpellato da Reuters, i giudici non applicano sempre l’articolo di legge fa perdere la patria potestà.

Quello di Arzu Yildiz (foto dal profilo Twitter) è solo l’ultimo caso di un giornalista punito per uno scoop. Can Dundar e Erdem Gül, rispettivamente direttore e caporedattore del Cumhuriyet, condannati a 5 anni di carcere per diffusione di segreti di Stato.

I giornalisti di Cumhuriyet era stati in carcere per 92 giorni e liberati il 26 febbraio 2016. Arrestati dopo la pubblicazione dell’inchiesta alla vigilia delle elezioni turche del 7 giugno del 2015 e forniva rivelazioni scottanti sull’interesse di Ankara ad armare una minoranza turcomanna, potenziale testa di ponte nel possibile “grande gioco” di una spartizione del territorio siriano. Dopo la pubblicazione dello scoop il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva accusato i suoi autori di “tradimento” promettendo che avrebbero pagato “un caro prezzo”.

Il loro arresto aveva scatenato forti proteste a livello internazionale, rilanciando l’allarme sulla limitazione della libertà di stampa in Turchia. Can Dundar, direttore del giornale condannato per la stessa vicenda a 5 anni e scampato nello stesso giorno a un attentato, aveva anche scritto una lettera aperta ai leader Ue e un’altra direttamente al premier Matteo Renzi, chiedendo di non accettare compromessi con Ankara “su diritti umani e libertà di stampa” in cambio di un accordo sui migranti.