Partito democratico, Lega Nord, Fratelli d’Italia, berlusconiani: la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco di Parma Federico Pizzarotti ha provocato le reazioni immediate di tutti gli avversari politici dei 5 Stelle. Lo spunto è Pizzarotti, l’accusa è però su scala nazionale. La linea del Movimento 5 stelle è difendere il primo cittadino a meno che non emergano evidenze di atti contro i principi grillini e soprattutto contro la legge: “In Italia c’è un’emergenza corruzione che si chiama Partito democratico”, ha commentato il membro del direttorio Roberto Fico, “Dall’altra parte il sindaco di Parma è indagato per aver nominato il direttore del teatro Regio, cosa che è nelle sue prerogative. La magistratura sta verificando se ha seguito correttamente la procedura. Come sempre, se dovesse emergere una condotta contraria alla legge e ai principi del MoVimento 5 Stelle chiederemo un passo indietro. Come in tutti gli altri casi. Chi, come la Lega, ha trafficato in diamanti e comprato mutande verdi coi soldi dei cittadini, dovrebbe avere la dignità di stare zitto”.

E sono da sottolineare anche le parole della candidata pentastellata a Roma Virginia Raggi: “Pizzarotti si deve dimettere? Deve valutarlo lui”, ha detto. Dichiarazioni su cui ha detto la sua il renzianissimo Ernesto Carbone: “Oggi la Raggi, quella dello strapotere dei magistrati, quella che scappa dai confronti con i candidati, perché Roma la conosce solo dagli appunti della Casaleggio associati, scarica Pizzarotti mentre ieri difendeva Nogarin. Sarà perché non corre buon sangue tra Grillo e il sindaco di Parma? Uno non vale uno. Ormai la doppia morale per i 5 stelle è un marchio di fabbrica. La legge si applica solo agli amici con gli altri o ‘pestaggi‘ o si voltano le spalle”.

Emblematiche, invece, le parole del deputato dem Andrea Romano: “Oggi è stato indagato il sindaco di Parma per abuso d’ufficio: siamo curiosi di sentire Di Maio e compagnia. Noi siamo e rimaniamo garantisti, ma il problema sono i Cinque Stelle con la loro doppia morale – ha scritto l’ex esponente di Scelta Civica – Chi come il vicepresidente della Camera un giorno è forcaiolo e quello seguente (quando arrivano avvisi di garanzia ai suoi) diventa garantista; quando linciano gli altri chiedendo dimissioni e poi raccontano con la Raggi che dimettersi sarebbe consegnare uno strapotere ai magistrati”. Per Romano, poi, “la verità è che dietro alle loro parole c’è il nulla: amministrano male e sono di un insano doppiopesismo. E siamo anche curiosi di vedere se, considerando i rapporti non idilliaci tra M5S e Pizzarotti, saranno rispettosi della legge italiana o lo trasformeranno in capro espiatorio per il reato grillino di infedeltà al Capo”. Sulla stessa linea d’onda la presa di posizione del senatore renziano Stefano Esposito: “Prima Quarto, poi Livorno, ora Parma. Noi siamo sempre garantisti, voi cari grillini? Che fate? Espellete, fate finta di niente, ve ne state zitti? Restiamo in attesa di sapere se Di Battista e Di Maio oggi sono in versione garantista o no…”.

Cambiando lato dello schieramento non cambiano i toni: “Indagato anche il sindaco di Parma, Pizzarotti. La stragrande maggioranza delle amministrazioni a Cinque Stelle oggi è nei guai. Colpa dei magistrati o conclamata incapacità di governare?” ha scritto su Facebook il presidente di Fratelli D’Italia e candidato sindaco di Roma, Giorgia Meloni. “Per fortuna i grillini hanno pochi sindaci perché stanno realizzando una percentuale di indagati che tende al 100 per 100. Dopo il sindaco di Livorno Nogarin, ora sotto indagine anche Pizzarotti di Parma” ha detto invece il senatore di Fi, Maurizio Gasparri. Secondo l’esponente berlusconiano, il discorso è molto semplice: “Noi siamo garantisti e riteniamo che si debba rispettare il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva – ha detto – Ma sono loro che hanno chiesto la fucilazione e le dimissioni di chiunque sia stato anche solo sfiorato da un sospetto o da un’indagine. Hanno fatto dell’incoerenza la loro regola. Se ne devono andare a casa guidati da Nogarin e Pizzarotti senza trascurare Grillo condannato per omicidio. Omertà è il loro nuovo slogan“.

La Lega Nord, invece, non fa distinzioni tra indagati grillini e indagati democratici. “Nel Pd sono oltre cento, tra indagati, arrestati e dimissionati: però vedo che la questione morale è dappertutto. Dopo il sindaco di Livorno, i Cinque stelle hanno anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, indagato. Quindi non si sa più dove voltarsi. Spero che in casa nostra casi simili non ci siano mai” ha detto il leader del Carroccio Matteo Salvini. “I 5 stelle sono esattamente come tutti gli altri. Attaccano i corrotti e gli indagati del Pd ma loro sono della stessa pasta o anche peggio. Ormai fanno a gara a chi ha più fascicoli aperti nel registro degli indagati” ha sottolineato il capogruppo della Lega Nord al Senato Gian Marco Centinaio. “Prima Nogarin e oggi Pizzarotti, questa settimana sembrano aver vinto i grillini 2 a 1, visto che tra le fila del Pd troviamo ‘solamente’ Rosaria Vicino, indagata nell’inchiesta in Basilicata – ha continuato Centinaio – Se si alleassero avrebbero una squadra formidabile. Ci piacerebbe sapere cosa diranno oggi i ‘garantisti’ 5stelle che da sempre chiedono dimissioni per qualunque indagato”.

Da sottolineare, come detto, la posizione di Virginia Raggi, candidata M5s alla poltrona di sindaco di Roma: “Pizzarotti deve dimettersi? Questo lo valuterà lui. Non ho avuto modo di approfondire la questione, non ho approfondito. Rivolgete la domanda a lui, bisogna valutare il contenuto dell’avviso di garanzia”. Sull’ipotesi di dimissioni da parte del sindaco di Parma ha parlato anche il candidato del Pd al Campidoglio: “Per gli altri, ad esempio Pizzarotti a cui è arrivato un avviso di garanzia, continuo a ritenere che non deve essere la magistratura ma la coscienza e l’opportunità politica a decidere se tenere un incarico pubblico” ha detto Roberto Giachetti, secondo cui “la politica deve scegliere e decidere a prescindere, senza alcun automatismo. Penso che la politica debba avere l’intelligenza di sapere cosa fare senza rincorrere avvisi di garanzia o condanne”.