Lavori in corso al Quirinale per “razionalizzare la disciplina relativa al personale che presta servizio presso il Segretariato generale in posizioni diverse da quelle di ruolo”. L’obiettivo è quello di stabilizzare i precari con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato di durata superiore a 36 mesi. Al quale fa espresso riferimento l’ultimo decreto sulla materia del Presidente della Repubblica (il 26/N) Sergio Mattarella che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. Insomma, nuove assunzioni in vista. Ma riservate esclusivamente a chi un piede nel palazzo ce l’ha già. Perché al posto fisso potranno ambire solo coloro i quali un contratto, sebbene precario, già ce l’hanno. Porte chiuse, invece, almeno per ora, all’esercito di disoccupati che affolla le liste del collocamento al di fuori del Quirinale.

AVANTI CHI E’ DENTRO – Ma cosa prevede nel dettaglio il decreto presidenziale? Ad occuparsi della stabilizzazione dei precari è l’articolo 5 del provvedimento. Che, “in considerazione della durata dei rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato attualmente in essere presso il Segretariato generale” del Quirinale, introduce “procedure di carattere straordinario per l’immissione nei ruoli” dello stesso Segretariato. Procedure rivolte sia al “personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato che abbia compiuto in tale posizione un periodo superiore al triennio alla data di entrata in vigore” del decreto sia al “personale il cui contratto di lavoro subordinato, inizialmente stipulato nel corso del precedente mandato presidenziale, preveda, alla medesima data, una durata complessiva del rapporto di lavoro superiore al triennio”. Quindi, in sostanza, si tratta di procedure destinate al personale già assunto con contratti a termine. Al Segretariato generale, inoltre, è demandata la definizione, “con uno o più decreti”, dei “criteri e modalità delle procedure” di immissione in ruolo. Restano esclusi dalle procedure i titolari di contratto a tempo determinato che “godono anche di un trattamento pensionistico diretto”. Il personale che ha presentato domanda di immissione in ruolo “è ammesso alla verifica per l’accertamento delle professionalità richieste”. Verifica consistente – “per le carriere direttive, di concetto ed esecutive” – in un elaborato scritto e in un colloquio. E, per le sole carriere ausiliarie, “in una prova pratica e in un colloquio”.

INCARICHI SULLA FIDUCIA – Ma non è tutto. Stabilizzazioni a parte, in base al decreto, “per esigenze connesse alla Segreteria particolare del Presidente della Repubblica, alla Segreteria particolare del Segretario generale e agli Uffici del Segretariato”, potranno essere stipulati “contratti di lavoro subordinato a tempo determinato aventi natura fiduciaria, la cui durata non può eccedere il mandato presidenziale nel corso del quale sono stati stipulati”. Ferma restando la possibilità per l’Amministrazione di risolvere tali rapporti anche prima della scadenza fissata. Rapporti che, in ogni caso, cessano al momento del giuramento del capo dello Stato subentrante. Il decreto, inoltre, modifica anche la disciplina del personale comandato o fuori ruolo proveniente da organi costituzionali o altre amministrazioni pubbliche, comprese le organizzazioni comunitarie e internazionali. “Il comando e il collocamento fuori ruolo possono cessare in qualunque momento qualora vengano meno le esigenze per le quali sono stati disposti”. Ma in ogni caso, “hanno comunque termine allo scadere del sessantesimo giorno dall’inizio del mandato presidenziale successivo a quello in cui è stato disposto o rinnovato”. Ulteriore ritocco apportato dal decreto, riguarda la disciplina degli incarichi individuali. Per lo svolgimento di attività “cui non è possibile fare fronte con l’impiego di personale in servizio”, il Segretario generale “può conferire incarichi individuali con contratti di lavoro autonomo” (di natura coordinata e continuativa o occasionale) a personale che, “in virtù delle esperienze e competenze possedute, risulti idoneo” a rivestire l’incarico stesso. Anche in questo caso, al di là della scadenza pattuita, il contratto può essere risolto anticipatamente “qualora vengano meno le esigenze per le quali è stato stipulato”.

BRUTTA PRASSI – Interpellato dal fattoquotidiano.it, l’ufficio stampa del Quirinale fa sapere che “con il decreto presidenziale in questione è stato disposto un intervento di stabilizzazione in ruolo a favore del personale precario della Presidenza della Repubblica, titolare di contratti a tempo determinato stipulati in data antecedente all’attuale settennato”. Un provvedimento con il quale, aggiunge la nota, “si è inteso in tal modo rispettare i principi dell’ordinamento in materia, posti dalla recente normativa statale, pur non essendo questi vincolanti per gli Organi costituzionali, nonché gli indirizzi dell’Unione europea”. In sostanza, “l’intervento di stabilizzazione in ruolo non poteva, ovviamente, che riferirsi al personale precario attualmente in servizio, senza pregiudicare in alcun modo il futuro ricorso a bandi di concorsi esterni che diano luogo a selezioni pubbliche aperte a tutti gli interessati”. Qualcosa da ridire, sulle modalità della selezione ce l’ha, però, un esperto di pubblico impiego come l’ex ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione (governo Berlusconi) Renato Brunetta, attuale capogruppo alla Camera di Forza Italia“Pur non essendoci nulla di irregolare, i concorsi riservati hanno, purtroppo, una lunga tradizione nella Pubblica amministrazione e rappresentano una brutta prassi – spiega Brunetta a ilfattoquotidiano.it – Dispiace che il Quirinale, che dovrebbe essere la casa della trasparenza e della meritocrazia, abbia scelto di seguire la medesima prassi che, a proposito di trasparenza e meritocrazia, non offre certo la migliore garanzia”.

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