Dalla Serie C2 all’Europa in 15 anni: è il percorso, quasi compiuto, del rossonero Giorgio Squinzi, che ieri ha superato la sua squadra del cuore in classifica. Sassuolo sesto a 55 punti, Milan settimo a 54: se finisse oggi il campionato, il club emiliano si qualificherebbe clamorosamente all’Europa League, lasciando fuori proprio i rossoneri. Ma siccome al termine mancano solo due giornate, l’ipotesi non è poi così remota. Sarebbe la chiusura del cerchio di un progetto nato a inizio Anni Duemila e che adesso può portare Sassuolo a diventare la più piccola città italiana mai qualificata alle coppe europee, grazie alla forza dei soldi (la sponsorizzazione Mapei è una delle più forti dell’intera Serie A) ma soprattutto delle idee. Tutto ciò che manca al Milan negli ultimi anni.

Mentre il Milan va alla ricerca di candidati esotici per la sua proprietà (dopo l’improbabile Mister Bee adesso è la volta di Alibaba), e sul campo colleziona figuracce, a poche centinaia di chilometri di distanza c’è un presidente rossonero che ha deciso di trasformare una piccola cittadina emiliana, che calcisticamente quasi non esiste, in una nuova potenza del pallone italiano. Giorgio Squinzi sta costruendo a Sassuolo un gioiellino: ex numero uno di Confindustria, appassionato di sport e abituato a far le cose per bene, dopo aver riscritto la storia del ciclismo italiano negli Anni Novanta con la sua Mapei, adesso sta applicando lo stesso modello vincente al calcio, investendo senza fare il passo più lungo della gamba, puntando su italiani, giovani e bel gioco.

Un piccolo club rilevato per pochi spiccioli nelle categorie minori, nel lontano 2002. La crescita graduale, consolidando una categoria dopo l’altra, nel corso degli anni. Gli investimenti nelle giovanili (da cui viene Domenico Berardi) e nelle infrastrutture, con l’acquisto dello stadio di Reggio-Emilia. Così la storica promozione in Serie A del 2013 non è stato l’exploit di una delle tante meteore della provincia del pallone, ma un punto di ripartenza. Arrivato finalmente nel mondo dei grandi, il Sassuolo di Squinzi ha incontrato le prime difficoltà. Ha subito l’impatto con la categoria, ha faticato all’inizio, anche il presidente ha sbandato, cedendo alla tentazione dell’esonero del bravissimo Di Francesco. Poi è tornato sui suoi passi, richiamando l’allenatore giusto per costruire qualcosa di duraturo. E da allora è stato solo un crescendo: salvezza al primo anno, campionato di metà classifica il secondo, salto di qualità definitivo al terzo.

Il Sassuolo è una delle realtà più belle del nostro calcio. Insieme a Juventus e Udinese, è una delle tre sole squadre della Serie A con un impianto di proprietà (peccato che non abbia una vera piazza per riempirlo: la media spettatori è di appena 11mila persone). Punta sugli italiani, con venti calciatori azzurri su 24 in rosa. Crede nei giovani, che scopre, cresce, vende a peso d’oro perché (almeno per il momento) è impossibile resistere di fronte a certe offerte ma sostituisce con altrettanti talenti: dopo Zaza e Berardi, è già la volta dei vari Pellegrini, Trotta, Politano, Sensi. Pratica il bel gioco, e il merito è dell’allenatore Di Francesco ma anche di chi lo ha scelto (pure Massimiliano Allegri ha cominciato qui la sua carriera). È un modello che merita di essere esportato. Ed il copyright è di Giorgio Squinzi, il presidente rossonero che manca al Milan dal disimpegno di Berlusconi. Magari un giorno la piccola Sassuolo potrebbe anche andargli stretta. Oggi, però, si gode il suo presente in provincia. Quando entrò con convinzione nel calcio, disse che il suo sogno nel cassetto sarebbe stato battere l’“odiata” rivale Inter a San Siro. C’è riuscito quest’anno, e adesso può conquistare l’Europa al posto del suo amato Milan.

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