Atlante è un nome molto impegnativo, “ma come quando si compra una barca usata, il nome non si cambia”. Così Alessandro Penati alla presentazione del fondo a sostegno del sistema bancario italiano lanciato da Quaestio sgr, la società di gestione del risparmio da lui stesso presieduta. Penati conferma che la decisione di creare il fondo è stata presa da altri (“quando siamo intervenuti il nome era già stato definito, così come la bozza di regolamento”), ma prova a marcare le distanze in tutti i modi dalla mission “salvifica”, nella sostanza da intervento pubblico, che Quaestio sgr aveva descritto nel comunicato stampa del 10 aprile scorso – gentilmente diffuso alle agenzie di stampa direttamente dal ministero del Tesoro – in cui si annunciava il lancio di Atlante.

Penati ha dunque molto insistito sui rendimenti attesi del fondo – un 6% medio annuo -, sulla logica di intervento negli aumenti di capitale delle banche a rischio, come la Popolare di Vicenza, per le quali però è possibile ipotizzare un ritorno alla redditività, e a quella di investimento nei cosiddetti non performing loans, cioè i crediti in sofferenza in capo alle banche. Il 70% dei fondi raccolti da Atlante (in totale 4,25 miliardi di euro da 67 investitori, ma il fondo potrebbe riaprire le sottoscrizioni più avanti, sulla base dei risultati ottenuti) verrà investito negli aumenti di capitale delle banche che hanno ratio patrimoniali inferiori ai minimi stabiliti dalla Bce.

Per quanto riguarda gli npl, Atlante punterà soprattutto sulle cosiddette tranche junior e sulle cartolarizzazioni in un’ottica di co-investimento, anche per massimizzare gli effetti dell’intervento: “Non vogliamo sostituirci al mercato – ha chiarito Penati -. puntiamo a operare in partnership, siamo aperti, vogliamo lavorare con tutti. Il nostro scopo è quello di promuovere la creazione e lo sviluppo di un mercato efficiente dei crediti deteriorati”. Il presidente di Quaestio sgr ha provato anche a chiarire la questione del prezzo al quale verranno acquistati i non performing loans delle banche: “Non ho mai detto, né mai scritto che acquisteremo al valore di libro, anche perché dobbiamo pur avere un rendimento. Detto questo, non tutti i crediti sono uguali e le banche devono essere più trasparenti se vogliono spuntare dei prezzi migliori rispetto ai 20 centesimi che il mercato è disposto a pagare oggi. C’è una differenza tra denaro e lettera, diciamo 20-40, noi vorremmo ridurre questo spread, cosa possibile se si permette una valutazione corretta dei crediti. Non saremo noi a proporci alle banche. Dovranno essere loro a venire da noi a proporci un’operazione: la valuteremo e, se sarà interessante, investiremo con beneficio per tutti”.

Tuttavia, sono le stesse banche ad aver dichiarato nei giorni scorsi che venderanno ad Atlante i loro crediti in sofferenza ai valori di bilancio. E, in particolare, a dirlo è stato Carlo Messina, numero uno di Intesa Sanpaolo, che nel fondo Atlante ha investito 1 miliardo di euro. Una dichiarazione di “peso” che solleva la questione degli inevitabili conflitti d’interesse che rischiano di aprirsi nell’ambito della gestione degli investimenti. Un problema che Penati non nega, ritenendo possibili eventuali “pressioni” ma mettendo innanzi a tutto la propria volontà di gestire il fondo in modo indipendente (“il parere del comitato dei sottoscrittori non è vincolante, poi se vogliono fanno un’assemblea e con il 66,6% dei voti deliberano di cambiare la sgr”). Il punto è, spiega, che “Atlante non è una pattumiera che socializza le perdite delle banche. Non è nato per questo. Se si perde la logica del rendimento, da potenziale circolo virtuoso diventa invece un circolo vizioso e le banche stesse non ne trarrebbero alcun beneficio”.

Detto questo occorrerà aspettare un po’ di tempo e vedere i risultati. Nel caso della Popolare di Vicenza, Atlante diventa sostanzialmente il socio unico con oltre il 90% del capitale e Penati conta di riuscire a ottenere un risultato positivo dall’investimento nell’arco di 18 mesi, ma probabilmente si capirà molto prima se l’operazione è destinata ad avere una qualche possibilità di successo.