Non posso nascondere che la recentissima notizia dell’apertura di un’indagine da parte della Procura di Pistoia sull’inceneritore di Montale mi ha ridato un po’ di speranza sul fatto che prima o poi tutte le diossine arrivino al pettine! Purtroppo questo è solo l’ultimo – in ordine di tempo – di un lungo elenco di impianti di incenerimento che hanno attirato l’attenzione della Magistratura in ogni parte d’Italia, a conferma sia della oggettiva complessità della loro gestione, che soprattutto della “vischiosità” di interessi cui in genere si accompagnano. Questi impianti – compresi quelli di “ultima generazione”, quale è oggi l’inceneritore di Montale che è stato di recente totalmente rinnovato – rimangono impianti assurdi, perfetto emblema di una società dello spreco ed altamente nocivi perché, anche se ribattezzati dall’attuale governo come “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente», in base all’Art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) rientrano fra le industrie insalubri di 1 classe.

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L’impianto di Montale – attivo da circa 40 anni e sito nella piana fiorentina al confine fra quattro comuni (Agliana, Prato, Montale e Montemurlo) – ha sempre creato problemi, non solo nel non rispetto delle emissioni, ma anche nella allocazione di scorie e ceneri che risultano essere state stoccate intorno all’impianto stesso, in una sorta quindi di discarica a cielo aperto e a quanto risulta mai bonificata. E’ nel maggio 2007 tuttavia che si verificò un consistente sforamento per le diossine, in seguito al quale furono avviate indagini ambientali e su matrici biologiche (polli) che evidenziarono una contaminazione importante da parte di diossine e Pcb diossino simili. Fu anche possibile evidenziare che i profili dei Pcb diossino-simili erano del tutto sovrapponibili nei fumi emessi dall’impianto, nei polli e in quelli presenti nel latte materno di due mamme lì residenti.

Alcuni aspetti della vicenda apparvero davvero paradossali e furono oggetto di una interrogazione al Parlamento europeo perché – ad esempio – non furono fatte le ordinanze previste per vietare il consumo dei polli contaminati, con la motivazione che questi non erano alimenti! La complessa vicenda esitò in un processo la cui recente sentenza d’appello ha riconfermato quella di primo grado che aveva visto condannati i vertici del Cis (consorzio pubblico proprietario dell’impianto) e riconosciuto un risarcimento ai cittadini ricorrenti. Ma la storia si è ripetuta e fra il luglio e il settembre 2015 per ben 45 giorni si è registrato il superamento delle soglie di emissione per diossine, furani, ossidi di azoto e ammoniaca ed è proprio su questo superamento che sono stati ipotizzate violazioni delle norme ed omissione di atti d’ufficio che hanno portato alla attuale apertura dell’inchiesta.

Sull’inceneritore di Montale sono stati scritti fiumi d’inchiostro e fra i tanti pronunciamenti che si sono succeduti ricordo solo quello recente ed importante dell’Ordine dei Medici di Pistoia.

Purtroppo le tante preoccupazioni per le ricadute sulla salute di questo impianto non sono state in alcun modo dissipate in quanto nessuno studio epidemiologico degno di questo nome è stato fatto anche se è noto da tempo che nei comuni limitrofi vi sono eccessi statisticamente significativi di mortalità per cancro. Ma vorrei ricordare ciò che anche Lorenzo Tomatis sottoscrisse: “Quando anche, per assurdo, nessuno studio epidemiologico avesse evidenziato ricadute sulla salute umana, il solo fatto che gli impianti di incenerimento emettono un gran numero di inquinanti pericolosi e persistenti rende a nostro avviso moralmente inaccettabile continuare ad esporre le popolazioni a rischi assolutamente evitabili, date le concrete alternative esistenti”.

A contrastare la nocività dell’inceneritore di Montale ha dedicato tutto il suo impegno un amico e collega, prematuramente scomparso, che non posso fare qui a meno di ricordare, il dott. Michelangiolo Bolognini che oggi mi piace immaginare sorridente e sornione sotto i suoi baffi spioventi.