L’Arabia saudita, che ha chiuso il 2015 con un deficit di 87 miliardi di dollari a causa del calo dei prezzi del petrolio, punta ora a trasformare la propria economia riducendo la dipendenza dagli idrocarburi. Il principe Mohammed bin Salman, figlio del re e secondo in linea di successione al trono, ha presentato lunedì il piano di trasformazione Saudi Vision 2030, che mira, nell’arco dei prossimi 15 anni, a convogliare massicci investimenti su altri settori e riformare la struttura economica del Paese. Si tratta della maggiore riorganizzazione economica dalla fondazione dell’Arabia saudita nel 1932.

“Credo che nel 2020 saremo in grado di vivere senza petrolio“, ha detto bin Salman. “Ne avremo bisogno, ma potremo anche vivere senza”. Infatti il Paese ha “grandi riserve” di mineraliuranio, oro, argento, fosfati – che oggi sono sfruttate pochissimo e possono creare posti di lavoro, ha spiegato. Tra gli obiettivi ci sono l’aumento della quota dei privati nell’economia locale dal 40 al 60%, la riduzione della disoccupazione dall’11 al 7,6% e la crescita del reddito non petrolifero a 1.000 miliardi di riyal (267 miliardi di dollari) dagli attuali 163 miliardi di riyal (44 miliardi di dollari).

Il piano verrà finanziato incrementando a 2mila miliardi, dagli attuali 160, la dotazione del fondo sovrano del regno, che in questo modo supererà quello norvegese che vale 866 miliardi di dollari. “Controllerà oltre il 10% della capacità di investimento del mondo”, ha detto il vice principe ereditario. Le risorse arriveranno dalla cessione di quote di minoranza del gruppo petrolifero Saudi Aramco, che sarà trasformato in holding con società controllate quotate in Borsa, e di altre società pubbliche. Il valore di Saudi Aramco, che può contare su 260 miliardi di barili di riserve e produce più di 10 milioni di barili al giorno, più della produzione di tutti gli Stati Uniti, è stimato tra i 2mila e i 2.500 miliardi di dollari, ha detto Bin Salman. Sul mercato (a Ryad e su una piazza statunitense) verrà collocato meno del 5% del capitale. In una fase successiva potrebbero essere vendute anche singole divisioni del gruppo.

La quotazione aumenterà la trasparenza, ha sottolineato il principe. “Saudi Aramco dovrà annunciare i propri risultati ogni trimestre e sarà soggetta alla supervisione delle banche e degli analisti sauditi. Non solo, tutte le banche internazionali e i centri di ricerca mondiali la monitoreranno intensamente”.