Il giorno dopo il voto conclusivo della commissione incarichi direttivi del Csm la partita per la nomina del capo della Procura di Milano, da novembre senza “guida” e logorata da mesi di battaglia tra Edmondo Bruti Liberati (in pensione anticipata) e Alfredo Robledo (ora giudice a Torino), sembra apertissima perché l’astensione di Unicost, la corrente di centro dei magistrati, la dice lunga sulle trattative che già da oggi potrebbero essere partite per portare a casa una scelta unanime su uno degli uffici giudiziari più delicati d’Italia che non ha mai visto “incoronato” un magistrato esterno.

E così ha sorpreso ieri il nome di Giovanni Melillo, già stimato procuratore aggiunto della Dda di Napoli, perché è da due anni il braccio destro del Guardasigilli in quanto capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Per lui ha votato la rappresentante laica Elisabetta Alberti Casellati, già parlamentare di Forza Italia ed ex sottosegretaria alla Giustizia nel governo Berlusconi.

Favorito in partenza Francesco Greco, responsabile del dipartimento reati finanziari. Per l’ex pm di Mani pulite oggi aggiunto sono arrivati due voti da parte dei dei consiglieri di Area – corrente di sinistra – e quello della laica indicata da Sel, Paola Balducci. Per Alberto Nobili, già aggiunto a Milano, è arrivata la preferenza del Magistratura indipendente – corrente di destra. Astenuto appunto l’esponente di Unità per la costituzione.

Al plenum del Consiglio superiore della magistratura  – sedici membri togati, otto laici, tre membri di diritto come previsto dalla Costituzione tra cui il Capo dello Stato (che non vota) – naturalmente l’ultima parola. Area conta su sette sette componenti (tra cui Fabio Napoleone e Nicola Clivio che sono stati lungamente in servizio a Milano, il primo come pm l’altro come giudice) e sembra chiaro che continuerà a puntare su Greco. Ma per entrare nell’ufficio che fu di Francesco Saverio Borrelli e Gerardo D’Ambrosio il magistrato dovrà avere altri voti: almeno quelli dei laici di sinistra tre più il vicepresidente Giovanni Legnini che solitamente non vota, anche se ieri – come riporta la Repubblica – lo ha fatto, e ha rilanciato la questione intercettazioni con la richiesta di nuove regole (leggi il pezzo).

Appaiono fondamentali quindi i cinque consiglieri di Unicost. Se le loro preferenze si concentrassero su Greco la partita sarebbe conclusa, ma forse la corrente sta valutando la candidatura di Nobili, non legato a nessuna corrente e con un curriculum di altissimo livello. Nello scacchiere ci sono ancora da collocare altre pedine: ci sono il laico del M5S, Alessio Zaccaria, Aldo Morgigni il consigliere di Autonomia e indipendenza (la corrente di Piercamillo Davigo, da poco eletto nuovo presidente dell’Anm), il costituzionalista Renato Bladuzzi (già ministro del governo Monti), Giuseppe Fanfani avvocato ed ex sindaco di Arezzo, i due altri magistrati membri di diritto che sono il presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, e il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Pasquale Paolo Maria Ciccolo.