Carabinieri in divisa e cani antidroga dentro le aule scolastiche alla ricerca di stupefacenti. Non è una proposta: a Bologna succede regolarmente, ma in questi giorni ne è nata una polemica dopo che alcuni genitori e studenti si sono lamentati per questi interventi che non sarebbero “educativi”. Martedì 8 marzo alcuni militari, con l’autorizzazione della dirigenza della scuola, sono entrati al liceo Laura Bassi e hanno eseguito dei controlli in una classe. È infatti da alcuni anni che periodicamente le forze dell’ordine a Bologna eseguono controlli fuori e dentro i cancelli degli istituti e spesso le loro visite sono caldeggiate (come nel caso in questione) anche dai presidi. L’ultimo intervento, con l’arresto di un 17enne fuori dal liceo Manzoni, è della mattina del 10 marzo.

A creare numerose polemiche è stato l’intervento dell’8 marzo, quando il cane dei Carabinieri è andato ad annusare tra i banchi del liceo Laura Bassi (gli alunni erano stati fatti uscire momentaneamente) e dopo non avere trovato nulla negli zaini, si è dovuto “accontentare” di due grammi di marijuana nascosta nei bagni da ignoti.

Sembrava finita lì. Ma in quella classe c’erano tre ragazze del collettivo Studenti medi auto-organizzati che hanno subito postato su Facebook una loro descrizione della vicenda e una foto delle auto dei carabinieri parcheggiate nei campetti dell’istituto. “Bologna pullula di sostanze e gli unici controlli che vengono fatti sono quelli nelle scuole, che a nostro parere sono luoghi sacri e inviolabili nei quali non è tollerabile fare entrare poliziotti, cani e armi”, il commento del collettivo. “Le scuole sono luoghi di formazione, non piazze di spaccio”. La preside Claudia Castaldini – intervistata dalla pagina bolognese del quotidiano Repubblica – si è difesa: “Sulla droga e sul consumo di sostanze ci sono già vari interventi in atto nel nostro istituto anche dal punto di vista educativo e sanitario. Quello di ieri mattina è stato un controllo di routine”.

Il giorno successivo però una mamma di uno degli studenti ha rincarato la dose dalle pagine del Corriere di Bologna: “Non mi sento comunque rassicurata dalla presenza di forze dell’ordine a scuola. Non credo sia un messaggio educativo, né propositivo”. Secondo Cristina (questo il nome della madre intervistata) il problema non si risolve con questi metodi: “Se i professori hanno fiutato qualcosa di strano dovrebbero agire diversamente, non si risolve così il problema. I ragazzi vanno informati sui rischi, sugli effetti”.

A difesa dei controlli è intervenuto però il procuratore aggiunto Valter Giovannini: “È sconcertante la reazione di qualche genitore al legittimo intervento dei Carabinieri. Mi chiedo: ma non si devono anche tutelare i diritti della stragrande maggioranza dei genitori che giustamente non vogliono che nelle scuole circolino sostanze stupefacenti?”. Secondo il magistrato a Bologna “trova ancora spazio l’arcaico convincimento ideologico che l’università e più in generale gli istituti scolastici godano di una sorta di extraterritorialità. Ovviamente non è così e queste ruggini mentali rischiano solo di creare diffidenza e astio verso le istituzioni”.

Ma col passare delle ore il caso è diventato politico. L’assessore comunale alla legalità, Nadia Monti, ha difeso i controlli. Come ha fatto il consigliere regionale Galeazzo Bignami, ex An e ora candidato di Forza Italia a sindaco, che si è detto sorpreso per la reazione di alcuni genitori. Al contrario, per Federico Martelloni, candidato sindaco di Coalizione civica, che correrà con una lista indipendente a sinistra del Pd, la scelta degli agenti in aula è infelice e gli studenti potrebbero sentirsi “braccati e controllati nel luogo pubblico dove passano più tempo”.