Dopo la Cop 21 di Parigi si stanno aprendo partite sostanziose per un radicale cambiamento del sistema energetico, a partire dalla riorganizzazione delle città, punte d’iceberg e spesso parafulmini degli imminenti rovesci climatici. Per questo Obama si è incontrato con Cuomo, il governatore di New York, e si è recato a Las Vegas a lanciare il suo programma solare che contempla ben 1 miliardo di dollari di garanzia pubblica sui prestiti disponibili per pannelli e impianti sui tetti residenziali. Emerge con nettezza, anche se contrastata dalle grandi lobby fossili, una concezione del futuro e un ordine di priorità, che denotano negli amministratori più accorti una visione dinamica mentre, tra i più indolenti, risalta l’appiattimento sulla routine quotidiana. Prendiamo il caso eccellente di New York e quello più fiacco del famoso “sistema Milano” anestetizzato e appagato dal buon esito della vetrina Expo 2015.

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Cuomo, governatore dello stato di New York, si trova in questo frangente di fronte alla chiusura, prevista dalla Agenzia Usa per l’Ambiente, di due centrali nucleari. Una assai vicina alla città di New York, l’altra sul lago Ontario: vetuste e pericolose. Nonostante le pressioni dei colossi elettrici, da buon amministratore il governatore italo-americano non si cruccia per rimediare compensazioni a vantaggio delle corporation in dismissione, ma prospetta, in sostituzione all’atomo, una radicale riduzione di emissioni di Co2 (a cui è soggetto anche il ciclo nucleare!). A tal fine prescrive a tutti gli amministratori e alle municipalizzate del territorio vincoli invalicabili e incentivi allettanti affinché entro il 2030 la metà di tutta la potenza installata e destinata a soddisfare il consumo dei newyorkesi venga generata da fonti rinnovabili. Ne parla con piacevole sorpresa Patrick McGeehan, un noto commentatore del New York Times, sotto il titolo un po’ enfatico “Diventa pulita l’energia della metropoli più grande e cosmopolita d’America”.

Per raggiungere questo obiettivo ambizioso, la giunta di Cuomo ha istituito una “Commissione di servizio pubblico”, che programma interventi e emana direttive per le aziende elettriche che operano nello stato con il compito di verificare che riducano del 40% le emissioni di Co2 con il ricorso a fonti rinnovabili. Il rilancio di idro, solare ed eolico è in linea con gli auspici di decarbonizzazione di Cop21 e tiene conto della raggiunta parità o addirittura del vantaggio di costo del kw ora prodotto da queste fonti rispetto a fossili e nucleare.

Un portavoce dei proprietari delle centrali di potenza attualmente in funzione, citato da McGeehan, ha affermato di voler continuare a sostenere il mandato di Cuomo solo “se non interferisce troppo con il mercato dell’elettricità, dato che quello che i privati stanno cercando di raggiungere è un approccio basato sul mercato per risolvere i problemi del cambiamento climatico”. “L’impegno del Governatore Cuomo per l’espansione delle energie rinnovabili e per trasformare il panorama energetico nello stato di New York riflette la sua leadership di lunga data nel tentativo di risolvere la crisi climatica”, ha affermato invece Al Gore in un suo comunicato. Aggiungendo: “Abbiamo mandato un uomo sulla luna, possiamo certo arrivare al 50% di energia rinnovabile”.

Vi immaginate, in ruoli capovolti, i due manager Sala e Parisi – in lizza per la carica di sindaco di Milano  il ministro Guidi  ansiosa di insabbiare il referendum NO-TRIV – e, ancora, Renzi  euforico per la scoperta del gas Eni in Egitto, ma insensibile al declino del fotovoltaico nel nostro Paese?

Purtroppo, mentre New York prova a interpretare il ruolo di metropoli del futuro, nella campagna elettorale di Milano ancora non si è cominciato affatto a parlare di clima, inquinamento, combustioni e a riconsiderare il ruolo pubblico di A2A, ormai avviata ad una tacita privatizzazione e prigioniera di una politica industriale centrata sul gas (teleriscaldamento vs. edifici passivi) e gli inceneritori (combustione di rifiuti vs. raccolta differenziata). Non avremmo forse bisogno anche noi di sindaci che riabilitano le municipalizzate in quanto servizi pubblici ai cittadini e che ne orientano le politiche in funzione del clima e della salute? Certo non basta esser stati manager per sottrarsi alle tentazioni della finanza e alle pressioni lobbistiche quando si diventa amministratori. In particolare, in una fase come l’attuale in cui i cittadini hanno bisogno di sentirsi rappresentati nei conflitti che il potere economico lancia contro i loro diritti.

Sia di monito la vicenda americana sopra riferita: proprio sull’ambiente si misura spesso lo scontro tra bene comune e interessi privati. Battere l’arroganza richiede l’assenza di compromissione. Ne sa qualcosa perfino Obama che si è visto impugnare presso la Corte Suprema il piano di risparmio energetico varato dall’Epa e da lui sostenuto. Per ironia della sorte il ricorso contro il piano era stato presentato dalla lobby del carbone che si fa chiamare “Coalizione americana per il carbone pulito”. Nomen omen! Ovvero il lupo travestito da agnello…