Il Senato con 208 sì, 40 no e 3 astenuti conferma la decisione della giunta per le immunità di dire no alla richiesta dei magistrati di Napoli di poter disporre gli arresti domiciliari nei confronti del senatore di Forza Italia Domenico De Siano coinvolto nell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti sui rifiuti nei Comuni di Lacco Ameno, Forio e Monte di Procida. Nei confronti di De Siano era caduta l’accusa di associazione a delinquere, ma erano rimasti in piedi i reati di corruzione e turbativa d’asta. E’ stata così approvata la relazione del presidente della giunta Dario Stefàno che aveva motivato il no ai pm di Napoli con una valutazione sul fumus persecutionis, anche se poi aveva introdotto diversi elementi di merito, come il fatto che fosse decaduto – davanti al tribunale del Riesame – il reato di associazione per delinquere. In realtà gli stessi giudici avevano confermato le accuse per corruzione e turbativa d’asta e soprattutto la necessità di applicare la misura cautelare. In giunta il Pd – oltre a Forza Italia e Area Popolare – aveva votato contro la richiesta d’arresto. Ad annunciare voto favorevole del Pd è stato il capogruppo in giunta Giuseppe Cucca. La richiesta d’arresto, spiega Cucca, “era fondata su una accusa di tre reati: associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Il tribunale del Riesame ha però ritenuto insussistenti gli elementi per il primo reato e dunque l’esigenza dell’ordinanza di custodia cautelare è venuta meno”. Secondo quanto riferisce il senatore del Pd “gli altri reati sono ancora al vaglio della magistratura e sarà suo compito stabilire le ulteriori eventuali responsabilità di De Siano. Abbiamo ritenuto, poi, che non ci fossero indizi gravi, precisi e concordanti a carico di De Siano. Tutti gli altri indagati nell’inchiesta, inoltre, non sono sottoposti a misure di privazione della libertà. Alcuni hanno solo l’obbligo di firma. Per tutti questi motivi e anche per il principio che la privazione della libertà debba essere l’extrema ratio, non si comprende il fondamento per la richiesta di arresto. La custodia cautelare non può mai essere considerata un’anticipazione di pena ma deve essere uno strumento che risponde sempre ai requisiti previsti dal codice”. Il Movimento Cinque Stelle, con Maurizio Buccarella, ha invece dichiarato il proprio voto contrario alla relazione Stefàno (cioè favorevole alla richiesta d’arresto).

Intanto l’Aula di Palazzo Madama, con 164 sì, 79 no e 5 astenuti, ha invece confermato la decisione della giunta per le immunità di dare il via libera all’uso delle intercettazioni di Marcello Dell’Utri nell’ambito della vicenda della Biblioteca dei Girolamini di Napoli. L’ex senatore di Forza Italia è accusato di concorso in peculato: secondo l’accusa, ha ricevuto volumi trafugati dall’ex direttore della biblioteca di Napoli Marino Massimo De Caro, già condannato in via definitiva a 7 anni. Una serie di furti che la Corte dei Conti aveva stimato del valore di 20 milioni: “Un danno incalcolabile” l’avevano definito i magistrati, ”un massacro totale”, ”la distruzione di un patrimonio”. Nelle intercettazioni telefoniche si sentono Dell’Utri e De Caro che parlano dei libri che l’ex senatore, che sta scontando una pena di 7 anni per una sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.