La Giunta per le Immunità del Senato ha detto sì all’utilizzo delle intercettazioni tra Marino Massimo De Caro, ex direttore della Biblioteca Girolamini e l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Il tribunale di Napoli aveva chiesto di poter utilizzare queste intercettazioni il 28 luglio scorso. Il caso riguardava dei testi antichi trafugati dalla biblioteca di Napoli. Un saccheggio che la Corte dei Conti aveva stimato del valore di 20 milioni: ”Un danno incalcolabile”, l’avevano definito i magistrati contabili, ”un massacro totale”, ”la distruzione di un patrimonio”.

La Giunta per le Immunità, presieduta da Dario Stefàno (Sel) si è espressa a larga maggioranza a favore dell’uso delle intercettazioni di Dell’Utri-De Caro: hanno votato tutti a favore ad eccezione degli esponenti di Forza Italia che si sono astenuti. Nelle intercettazioni che ora possono essere utilizzate dai magistrati nel procedimento penale nei confronti di Dell’Utri e dell’ex direttore della biblioteca, compare la celebre frase: “Io barattavo due prime edizioni di Vico, se le mancano, per due inviti a pranzo”. E Dell’Utri replicava: “Anche tre ti faccio”. De Caro, quindi, diventava più esplicito spiegando all’ex senatore “bibliofilo” di avergli trovato il De Rebus Gestis di Antonio Carafa, che è uno dei più rari”. Si tratta infatti di un’opera di Giambattista Vico considerata molto rara.La richiesta della Procura al Senato era stata inoltrata nel luglio scorso. Ma sui giornali erano finiti già alcuni stralci: “Lei c’ha sempre il Vico che l’aspetta eh… Quello lì lo porto io”, prometteva De Caro nel 2012. Dall’altro capo Dell’Utri rispondeva: “Eh, bravo, con il tartufo”. De Caro: “Esatto. Vico col tartufo”.

Secondo l’ipotesi dell’inchiesta tra l’ex senatore – in carcere per una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa – e l’ex direttore della biblioteca De Caro c’era un’intesa per la consegna di alcuni libri rubati nella biblioteca napoletana. De Caro è già stato condannato in via definitiva a 7 anni. Dell’Utri è accusato di concorso in peculato: secondo i pm avrebbe ricevuto tra i dieci e i dodici volumi rubati alla Girolamini. L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi si è sempre detto innocente, sostenendo di non aver mai saputo che i volumi fossero stati trafugati e ha restituito i libri, ma all’appello manca ancora una preziosa copia de L’Utopia di Tommaso Moro.