“Subito negoziati per risolvere il dramma dei profughi. Una risposta corale può essere efficace e distribuire equamente i pesi”. È il nuovo appello in favore dei migranti che papa Francesco ha rivolto all’Angelus. “La mia preghiera, e certamente anche la vostra – ha affermato Bergoglio ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro – ha sempre presente il dramma dei profughi che fuggono da guerre e altre situazioni disumane. In particolare, la Grecia e gli altri Paesi che sono in prima linea stanno prestando ad essi un generoso soccorso, che necessita della collaborazione di tutte le nazioni. Una risposta corale può essere efficace e distribuire equamente i pesi. Per questo occorre puntare con decisione e senza riserve sui negoziati. In pari tempo, ho accolto con speranza la notizia circa la cessazione delle ostilità in Siria, e invito tutti a pregare affinché questo spiraglio possa dare sollievo alla popolazione sofferente e apra la strada al dialogo e alla pace tanto desiderata”.

Più volte il Papa ha chiesto a ogni parrocchia e santuario del Vecchio continente di accogliere almeno una famiglia di immigrati, come ha fatto il Vaticano. Appello raccolto anche dalla Conferenza episcopale italiana che ha subito ospitato oltre 22mila profughi stando alle cifre ufficiali. Un problema, quello dei migranti, che è stato fin dall’inizio del pontificato nell’agenda di Francesco con il primo significativo viaggio in Italia compiuto a Lampedusa. Un gesto seguito da numerosi appelli denunciando con forza che “respingere gli immigrati è un atto di guerra”.

All’Angelus il Papa ha voluto, inoltre, esprimere la sua vicinanza al popolo delle Isole Fiji, duramente colpito da un devastante ciclone: “Prego per le vittime e per quanti sono impegnati nel prestare soccorso”. E ha voluto salutare particolarmente il gruppo di fedeli presente in piazza San Pietro in occasione della Giornata per le malattie rare, “con una preghiera speciale e un incoraggiamento alle vostre associazioni di mutuo aiuto”.

Durante la meditazione sul brano del Vangelo della terza domenica di Quaresima Francesco ha sottolineato che “ogni giorno, purtroppo, le cronache riportano notizie brutte: omicidi, incidenti, catastrofi”. Il Papa ha spiegato che davanti a questi eventi non bisogna avere una “mentalità superstiziosa”, come quella che avevano gli ascoltatori di Gesù che pensavano che “se quegli uomini sono morti così crudelmente, è segno che Dio li ha castigati per qualche colpa grave che avevano commesso; come dire: ‘se lo meritavano’. E invece il fatto di essere stati risparmiati dalla disgrazia equivaleva a sentirsi ‘a posto’”.

Bergoglio ha affermato che “Gesù rifiuta nettamente questa visione, perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe, e afferma che quelle povere vittime non erano affatto peggiori degli altri. Piuttosto, egli invita a ricavare da questi fatti dolorosi un ammonimento che riguarda tutti, perché tutti siamo peccatori”. Per il Papa, infatti, “anche oggi, di fronte a certe disgrazie e a eventi luttuosi, può venirci la tentazione di ‘scaricare’ la responsabilità sulle vittime, o addirittura su Dio stesso. Ma il Vangelo ci invita a riflettere: che idea di Dio ci siamo fatti? Siamo proprio convinti che Dio sia così, o quella non è piuttosto una nostra proiezione, un dio fatto ‘a nostra immagine e somiglianza’? Gesù, al contrario, ci chiama a cambiare il cuore, a fare una radicale inversione nel cammino della nostra vita, abbandonando i compromessi con il male, le ipocrisie, per imboccare decisamente la strada del Vangelo”.

Twitter: @FrancescoGrana