Parrocchie, monasteri e santuari d’Europa accolgano una famiglia di profughi a iniziare da Roma e dal Vaticano. È l’appello concreto che Papa Francesco ha rivolto all’angelus a meno di tre mesi dall’inizio del Giubileo della misericordia che si aprirà l’8 dicembre 2015. Bergoglio è intervenuto nel dibattito che si sta svolgendo nel Vecchio continente sull’accoglienza ai migranti, dopo aver denunciato che le loro morti “sono crimini che offendono l’intera famiglia umana”.

Mentre a Londra il premier David Cameron dice sì al ricollocamento di 15mila profughi, ma un secco no alle quote obbligatorie richieste dall’Unione Europea, a Monaco i migranti vengono accolti alla stazione dagli applausi della gente, e Matteo Salvini deride quelle immagini di solidarietà (“Siamo su Scherzi a Parte”), il Papa ha voluto fare una proposta concreta sottolineando che “la misericordia di Dio viene riconosciuta attraverso le nostre opere, come ci ha testimoniato la vita della beata madre Teresa di Calcutta”.

Per Francesco “di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama a essere ‘prossimi’ dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: ‘Coraggio, pazienza!…’. La speranza è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura. Pertanto, – è stato l’invito del Papa – in prossimità del Giubileo della misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa a esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma. Mi rivolgo ai miei fratelli vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che misericordia è il secondo nome dell’amore: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’. Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi”.

Nella sua meditazione Francesco ha invitato i fedeli a non essere “ripiegati e chiusi in noi stessi” creando “tante isole inaccessibili e inospitali”. Il Papa, infatti, ha sottolineato che “persino i rapporti umani più elementari a volte creano delle realtà incapaci di apertura reciproca: la coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa”.

Appello di Bergoglio anche per la sua America latina: “In questi giorni i vescovi di Venezuela e Colombia si sono riuniti per esaminare insieme la dolorosa situazione che si è creata al confine tra i due Paesi. Vedo in questo incontro un chiaro segno di speranza. Invito tutti, in particolare gli amati popoli venezuelano e colombiano, a pregare perché, in uno spirito di solidarietà e fraternità, si possano superare le attuali difficoltà”.

Poche ore dopo il suo forte appello in favore dell’accoglienza ai migranti, Bergoglio ha ribadito le sue parole in un messaggio inviato ai partecipanti alla 28esima edizione dell’incontro internazionale per la pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio che si svolge a Tirana, a 20 anni dalla fine della guerra dei Balcani, sul tema “La pace è sempre possibile. Religioni e culture in dialogo”. Il Papa ha affermato che “è violenza anche alzare muri e barriere per bloccare chi cerca un luogo di pace. È violenza respingere indietro chi fugge da condizioni disumane nella speranza di un futuro migliore. È violenza scartare bambini e anziani dalla società e dalla stessa vita! È violenza allargare il fossato tra chi spreca il superfluo e chi manca del necessario”.

Nel suo messaggio Francesco ha ripreso quanto aveva affermato proprio in Albania sottolineando che “la pacifica e fruttuosa convivenza tra persone e comunità appartenenti a religioni diverse è non solo auspicabile, ma concretamente possibile e praticabile” e che “nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano”. Per il Papa “è necessario riaffermare tale verità soprattutto oggi, mentre in alcune parti del mondo sembrano prevalere le violenze, le persecuzioni e i soprusi contro la libertà religiosa, insieme alla rassegnazione di fronte ai conflitti che si trascinano. Non dobbiamo mai rassegnarci alla guerra! E non possiamo restare indifferenti di fronte a chi soffre per la guerra e la violenza”.

Twitter: @FrancescoGrana