Le pensioni di reversibilità, già al centro delle polemiche per il possibile taglio da parte del governo, tornano alla ribalta nei giorni caldi per l’approvazione della legge sulle unioni civili. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano vuole escludere dal ddl Cirinnà la possibilità, nell’ambito delle coppie omosessuali, che dopo la morte del pensionato una quota del suo assegno previdenziale sia corrisposta al partner. Gli argomenti a sostegno della richiesta di Ncd però appaiono fragili. Innanzitutto già un anno fa lo stesso Alfano aveva tentato di sostenere che i costi dell’operazione fossero eccessivi, ma era stato smentito dai numeri. A questo si aggiunge una questione di equità: la Corte di giustizia europea ha sancito che rifiutare la pensione di reversibilità alle coppie gay è discriminatorio. Quanto al rischio che le unioni civili diventino un veicolo per legalizzare situazioni di comodo, si pensi al caso della convivenza tra un anziano e la sua badante, per questi casi la legge prevede già precise limitazioni alla reversibilità.

Corte Ue: negare la pensione a chi firma unione civile è “discriminazione” – La pensione di reversibilità è l’importo che un membro del nucleo familiare riceve alla morte del lavoratore assicurato o pensionato. Lo strumento è stato introdotto con un regio decreto nel 1939 per tutelare i coniugi, soprattutto le donne, che non avevano una pensione propria e che spesso avevano un reddito al di sotto della soglia di povertà. I soldi arrivano dai contributi previdenziali che ogni lavoratore, ovviamente sia etero sia omosessuale, versa sul proprio reddito. Che sia sposato o meno. Anche per questo una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che negare le pensioni di reversibilità alle unioni civili costituisce violazione di una direttiva comunitaria contro le discriminazioni sul lavoro. Il verdetto spiega che rifiutare l’assegno “perché non è stato contratto matrimonio, riservato alle persone di sesso diverso, quando è stata formalizzata un’unione con effetti sostanzialmente identici fra persone dello stesso sesso, presuppone una discriminazione indiretta fondata sulle tendenze sessuali”.

La bufala di Alfano sui “40 miliardi” – Il ddl Cirinnà prevede di estendere questo diritto anche alle unioni civili dello stesso sesso. Il Nuovo Centrodestra, invece, vorrebbe che questa possibilità uscisse dal tavolo. Alfano, non contento dello stralcio della stepchild adoption, ha parlato di “alcuni aspetti da ritoccare” nel testo in vista del maxi emendamento che il Senato si appresta a votare. Nel mirino ci sono proprio le pensioni di reversibilità. La battaglia di Alfano parte da lontano: già un anno fa, il ministro aveva provato a sostenere l’impraticabilità finanziaria dell’operazione. Incappando in un clamoroso scivolone. Il leader Ncd aveva dichiarato che “se intervenissimo sulle pensioni di reversibilità il tema costerebbe circa 40 miliardi di euro: io non credo che per l’attuale situazione dei conti pubblici italiani questa sia la priorità della priorità”. La gaffe è balzata all’occhio subito visto che nell’intero la spesa totale per le pensioni di reversibilità è stata pari a 24,1 miliardi di euro. Come è possibile che per le sole coppie gay si spenda il doppio che per quelle etero? Ma i numeri di Alfano sono stati smentiti anche da uno studio commissionato dall’associazione “Love out law”. Il rapporto, che si basa sulle esperienze di Francia e Germania, arriva a concludere che l’Inps dovrebbe sborsare al massimo 1,1 milioni di euro nel 2016 e 44 milioni a regime, dal 2027. Nulla a che vedere con i 40 miliardi di Alfano.

Paletti contro matrimoni di comodo: pensione ridotta se tra i coniugi ci sono oltre 20 anni di differenza – Infine, vale la pena ricordare che già oggi esistono limitazioni alle pensioni di reversibilità che varranno anche in caso di estensione dello strumento ai contraenti di un’unione civile. In particolare un decreto del 2011 (governo Berlusconi) ha fissato stretti paletti contro i cosiddetti matrimoni di comodo: la norma prevede una riduzione dell’importo nei casi in cui il pensionato si sia sposato dopo i 70 anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni. Non solo. L’assegno, che di norma è pari al 60% della pensione del familiare deceduto se c’è solo il coniuge e sale al 100% se ci sono più figli, viene ridotto di una misura compresa tra il 25 e il 50%, anche quando il beneficiario percepisce già un reddito. Fanno eccezione solo i casi in cui il nucleo familiare comprenda figli di minore età, studenti o inabili al lavoro.