L’assemblea dei senatori del Pd ha approvato, anche se senza un voto, la linea dell’emendamento governativo sulla legge per le unioni civili, senza l’adozione del figlio del partner, in modo da poter votare insieme al resto della maggioranza con un voto di fiducia. Una decisione presa dopo l’intervento di Matteo Renzi, che aveva anticipato questa idea due giorni fa. Così l’emendamento sarà votato mercoledì, mentre la fiducia è in programma giovedì. Resta, quindi solo lo strascico dello scontro a distanza tra Pd e Cinquestelle. Fare presto, “rapidissimamente, entro fine settimana”, dice il capo del governo. “Cagasotto, vieni a votare il provvedimento in Aula”, gli risponde il M5s.

Spiega il segretario democratico: “Io difendo il tentativo fatto fino alla settimana scorsa di provarci con i Cinque stelle – ha detto Renzi a Palazzo Madama – ma c’è stato un dietrofront inaspettato, ci hanno fregato e ora non possiamo rischiare di affondare una legge fondamentale per milioni di italiani”. Ammette: “E’ rischioso, perché qualcuno dei nostri alleati potrebbe non votare la fiducia, ma l’alternativa sono la melina e la palude“.

Grasso: “Non c’è ostruzionismo, supercanguri inammissibili” – E’ da Pietro Grasso che arriva una delle poche certezze di giornata: “I supercanguri sono inammissili“, è la decisione annunciata dal presidente del Senato nella capigruppo informale al Senato. Dalla valutazione degli emendamenti rimasti, quelli che andrebbero in votazione in aula sarebbero meno di 500. E i voti segreti dovrebbero essere 5 o 6. “Se avessimo conosciuto questa decisione con maggiore anticipo, lo svolgimento della discussione sarebbe stato diverso”, il commento del capogruppo Pd Luigi Zanda.

Il fastidio del Pd: “Se Grasso avesse deciso prima, la Cirinnà sarebbe già legge” – “Certo, se Grasso decideva prima di eliminare i canguri la legge sarebbe stata approvata”, gli fa eco il senatore Andrea Marcucci, che del supercanguro è l’autore. “Ora non ci sono più scuse per non andare in Aula e approvare velocemente le unioni civili”, commenta Nunzia Catalfo, capogruppo M5S. Alle 13 è iniziata la riunione dei senatori del Pd: sono chiamati a esprimersi sulla proposta lanciata dal premier all’assemblea del Pd: stralcio della stepchild adoption e accordo con gli alleati di governo del Nuovo Centrodestra per portare a casa la legge.

Alfano alza il tiro: “Altri aspetti da ritoccare sul simil-matrimonio” – Uscito vincitore dopo l’accordo con Renzi sullo stralcio dell’adozione del figlio del partner, Angelino Alfano siede al tavolo delle trattative e cerca di far sentire agli alleati di governo il proprio peso. Sul testo delle unioni civili “sta prevalendo il buonsenso – ha detto il ministro dell’Interno e leader di Ncd a margine di una conferenza stampa al Viminale – ci sono alcuni aspetti da ritoccare sul simil-matrimonio, ma siamo su una strada positiva e dobbiamo lavorare nelle prossime ore per capire se arriveremo a destinazione”. Quali sono gli altri aspetti da ritoccare? Ad esempio quello della reversibilità delle pensioni che, scrivono La Stampa e il Corriere della Sera, ad Alfano non piace. Fino a questo momento il Pd ha considerato irrinunciabile mantenere per i componenti della coppia che stipula l’unione civile almeno la possibilità di ricevere l’assegno previdenziale del compagno. Lunedì, poi, in un’intervista al Corriere, Alfano chiedeva lo stralcio dell’equiparazione delle unioni al matrimonio: “Chiediamo l’abolizione dell’equiparazione: un conto sono le unioni civili, un conto è il matrimonio“. 

Renzi: “Chiudere entro il weekend, rapidissimamente” – L’obiettivo di Renzi è fare presto. Il premier lo ha ribadito ai microfoni di Rtl 102.5. “Continuiamo a fidarci di chi cambia idea all’ultimo momento o portiamo a casa le unioni civili? Dopo tanto chiacchierare la mia proposta è che si chiuda entro la settimana al Senato, rapidissimamente. Potrebbe non essere il provvedimento migliore nelle attese di tanti. Ma dovendo scegliere tra tutto, credo sia meglio fare un pezzo subito e portare a casa” l’approvazione alla legge in prima lettura. “Altrimenti il rischio che vedo è la paralisi, la palude”. “Oggi – sottolinea il premier e segretario del Pd – sul tema c’è chi punta a non fare niente. Dice che bisogna fare la legge, ma poi mette i paletti”. 

Il primo paletto di giornata lo mette, tuttavia, il presidente del Senato. Pietro Grasso ha giudicato inammissibili i sette emendamenti premissivi al ddl Cirinnà, i cosiddetti supercanguri: Marcucci (Pd), Malan (Fi) e 5 della Lega. Tali emendamenti sono stati “tollerati in rare occasioni da altre Presidenze” come “reazione proporzionata della maggioranza rispetto a ostruzionismo esasperato“. Motivazione che in questa circostanza, è il ragionamento, non sussiste. Nel ddl Cirinnà, gli emendamenti passerebbero così da 6100 a circa 500. 

M5S: “Renzi cagasotto, venga in Aula a votare gli emendamenti” – Contro la premura del premier si scaglia il Movimento 5 Stelle. Occorre “evitare il maxiemendamento e la fiducia – ha scritto su Facebook Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera – con cui ancora una volta il governo vuole esautorare il Parlamento e impedire il dibattito su un tema di tale portata”. “Come gli uffici del Senato hanno già fatto sapere, eliminati gli emendamenti inammissibili, gli estranei per materia e gli accorpabili, ne restano da votare circa 500 – scrive ancora il membro del direttorio grillino – diamo inizio al voto mercoledì mattina con due sedute fiume, così da avere venerdì mattina la certezza matematica delle dichiarazioni di voto finali”.

Concetto poi ribadito dal vivo, in compagnia di un altro membro del direttorio in una conferenza stampa in Senato. Premesso che nelle discussioni pubbliche sul ddl Cirinnà “si sta presupponendo un accordo con il Pd che non c’è mai stato”, spiega Di Maio, “Renzi e il Partito Democratico hanno paura del Parlamento – attacca Roberto Fico – se il Pd fosse un po’ meno cagasotto, dovrebbe andare in Aula e votare gli emendamenti insieme a noi e si porta a casa la legge”. “Se si arriva alla fiducia non c’entrano più le unioni civili – continua Di Maio – sarebbe una fiducia a un governo disonesto e non abbiamo nessun problema a respingerla“. Come fare, allora, per approvare la legge? “Il Senato in questa legislatura ha votato 900 emendamenti in un giorno – continua Fico – ora noi chiediamo di votarne 500 sulle unioni civili. Si può fare in una giornata”. 

E come si pone il M5S sull’aspetto del ddl Cirinnà che crea le maggiori resistenze, anche all’interno della stessa maggioranza, ovvero la stepchild adoption? Di Maio e Fico si dicono “personalmente a favore”, ma sul punto “nel Movimento c’è libertà di coscienza”, ha spiegato Fico. Anche Davide Crippa, capogruppo alla Camera, si è detto favorevole, sottolineando che sul punto non saranno comunque date indicazioni di voto.

Al di là dei temi, ciò che i grillini contestano al premier è il metodo scelto per portare a casa la legge. E le riforme in genere: “Renzi fa le riforme con Verdini, la legge elettorale con Berlusconi, il Jobs Act con chi non ha mai lavorato, la riforma delle pensioni con chi prende le pensioni d’oro e la legge sulle unioni civili con Alfano. Aspettiamo la riforma della giustizia con Totò Riina – rincara il vicepresidente della Camera – l’accordo con Alfano porta a una legge sulle unioni gay che non piace neanche ai gay”.

Forza Italia: “Fiducia? Una follia” – Contro la possibilità che il governo ponga la questione di fiducia sul ddl Cirinnà si schiera anche Forza Italia: “L’idea di mettere la fiducia – ammonisce Mara Carfagna – è una follia e mi auguro che non vi si arrivi, anche perché la legge così come si sta delineando in queste ore, ossia riconoscimento di diritti, doveri e responsabilità per le coppie omosessuali, senza equiparazione al matrimonio e senza adozioni troverebbe un’ampia convergenza“.