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Il rider va pagato anche quando attende un ordine. Sentenza storica contro Glovo

Il Tribunale di Torino dà torto all'azienda commissariata dalla procura di Milano, che aveva inquadrato il fattorino come un autonomo, licenziandolo: "Va reintegrato e la paga deve salire"
Il rider va pagato anche quando attende un ordine. Sentenza storica contro Glovo
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I diritti dei rider assomigliano sempre di più a un puzzle che si compone lentamente, tassello dopo tassello. O meglio: sentenza dopo sentenza. L’ultima arrivata è stata pronunciata l’8 settembre dal Tribunale di Torino e introduce un’altra importante novità: i fattorini hanno diritto a essere pagati anche mentre aspettano di ricevere ordini da consegnare. Dopo essersi “loggati”, insomma, il tempo di attesa dell’incarico va retribuito. Non solo: devono anche ricevere un’indennità per il fatto di maneggiare denaro contante. Questo ha stabilito il giudice Nicola Tritta riconoscendo la subordinazione di un rider di Glovo, che aveva presentato ricorso assistito dall’Usb e con l’avvocata Giulia Druetta.

Foodinho, società titolare della piattaforma spagnola, è da febbraio sottoposta a controllo giudiziario per sfruttamento dalla Procura di Milano, su iniziativa del pubblico ministero Paolo Storari. Mentre, insieme con i commissari, sta trovando un modo per uscire dal provvedimento della magistratura penale, nei tribunali del lavoro continua a difendere il suo modello organizzativo: i fattorini non sono assunti come dipendenti, ma inquadrati come autonomi; niente salari orari, solo pagamenti in base al numero di consegne. Ecco perché anche questa causa aveva l’obiettivo – raggiunto – di dimostrare che il rider in questione non è un collaboratore occasionale, ma un subordinato a tutti gli effetti.

La decisione del Tribunale si fonda su un presupposto: il rider era libero di prenotare i suoi “slot”, cioè i suoi turni, ma allo stesso tempo l’app conferiva un “punteggio di eccellenza” al rispetto di determinati parametri. Fattore che dimostra un potere direttivo da parte dell’app. La prenotazione degli slot e il punteggio di eccellenza sono stati aboliti da Glovo a maggio 2025, ma – ammesso e certamente non concesso che questo basti a negare la subordinazione – non importa in questo caso perché il rapporto di lavoro del rider è sorto precedentemente a quella data, quantomeno dal 1 ottobre 2024, dice il giudice.

Infatti a marzo 2025 Glovo aveva di fatto licenziato il fattorino, contestando alcune consegne non portate a termine. Questo licenziamento è stato per giunta definito illegittimo dal Tribunale di Torino, perché le prove portate dalla società sono apparse contraddittorie: “L’evidente contraddittorietà della contestazione disciplinare consente di escludere la sussistenza del fatto contestato, con conseguente diritto del ricorrente alla reintegrazione”. Quindi, non solo Glovo aveva inquadrato come autonomo un rider che in realtà era dipendente; lo aveva pure mandato a casa ingiustamente, senza dimostrare la giusta causa. La piattaforma spagnola è stata condannata a reintegrare il lavoratore con il sesto livello del contratto del commercio.

La parte più interessante della pronuncia è alla fine, quando al rider viene riconosciuto il diritto al pagamento dei tempi di attesa. In pratica, il salario orario del Ccnl Commercio va pagato dal momento della prima consegna fino all’ultima della giornata. Da questo lasso di tempo vanno sottratti solo i periodi di inattività superiori a 60 minuti. L’applicazione del contratto del commercio porta con sé anche altri diritti: tra questi, l’indennità legata al fatto di maneggiare i contanti ricevuti dai clienti.

Poche settimane fa, sempre il Tribunale di Torino aveva imposto a Glovo l’obbligo di garantire ai fattorini i dispositivi di protezione contro il caldo, ma anche kit di soccorso, calzature, accesso ai bagni; la piattaforma aveva ritenuto che acqua, integratori e creme solari non fossero dispositivi di protezione dovuti a chi lavora esposto al caldo, ma solo “ausili al comfort”. Anche il rider coinvolto in questa causa aveva ottenuto un contratto da dipendente con un ricorso vinto. Assunto a giugno, gli era stato affidato il compito di recarsi a ogni turno presso un preciso indirizzo per aspettare ordini; il punto di stazionamento non era dotato neanche di servizi igienici. La giudice ha ordinato a Glovo di garantire accesso ai bagni (anche convenzionandosi con gli esercizi commerciali), interrompere l’attività nelle ore più calde, fornire indumenti che proteggano dai fattori climatici e dallo smog.

A fine agosto, il pubblico ministero di Milano Paolo Storari si è opposto alla richiesta di far finire il controllo giudiziario per sfruttamento. L’aumento delle paghe concesso dalla multinazionale nasconde infatti una specie di trucco. Si è passati da 10 a 14 euro per ora effettiva di consegne (quindi non un’ora di orologio), ma il calcolo dei tempi di corsa è stato deciso dall’algoritmo; questo avrebbe tagliato una parte del tempo trascorso in bici fino al 30% rispetto a quello effettivo. La Nidil Cgil aveva denunciato il sistema del “tempo effettivo calmierato”. Il pm di Milano ha espresso parere contrario alla richiesta di fine commissariamento.

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