“Petalous – having petals”. Esisteva già nel dizionario inglese la parola “petaloso”, bastava fare una piccola ricerca e si scopriva con estrema facilità che sono secoli che all’estero già esisteva come aggettivo. Indubbiamente la storia del piccolo Matteo è più ricamata, più romantica e porta alla luce la voglia di condividere il bello. Perché il bello fondamentalmente non stanca mai e gli occhi di un bambino che guardano il mondo forse sono il “bello assoluto”.

Matteo petaloso

Questo post non nasce per far polemica ma per mettere alla luce che ai nostri giovani, alle loro intuizioni e alla loro “visione del mondo” dovremmo fare più caso. Questo episodio e la sua viralità fan capire come siamo poco attenti a ciò che ci accade attorno, ma che siamo altrettanto affascinati dalle storie a lieto fine. Di Matteo apprezzo la creatività: lui non sapeva dell’esistenza, come la maggior parte di noi non era a conoscenza dell’esistenza di quel termine (in lingua italiana infatti non è presente da nessuna parte) eppure ci ha creduto fino in fondo, grazie alla complicità di una maestra che ha permesso di assecondare la fantasia che ha partorito questo termine. Una fantasia che è diventata speranza, cosìcché un domani Matteo potrà dire che qualcuno ha creduto in lui e nemmeno immagina, oggi, che questa sarà una grande lezione di vita. In un futuro prossimo potrà dire che petaloso sui nostri dizionari l’ha portato lui, grazie all’approvazione dell’Accademia della Crusca, grazie a quell’insegnante e grazie a tutti noi che ne stiamo parlando.

La cosa più bella che però capirà Matteo è che la sua fantasia non si è limitata ad essere tale, ma è stata lavoro di squadra, condivisione, ricerca e voglia di andare fino in fondo. Tutti elementi fondamentali nella vita di un uomo affinché si possa diventare “uomini vincenti”. Matteo a 8 anni lo è, questo è quello che conta ed è bello sapere che nel nostro futuro ci saranno persone come lui che fin da tenera età han mobilitato migliaia di adulti.

Non importa più se esisteva già il termine “petaloso”, oggi in Italia esiste grazie a lui.