La saga per il controllo di Esselunga si è chiusa con la vittoria del patron Bernardo Caprotti. La Cassazione martedì ha infatti dato ragione al novantenne fondatore della catena di supermercati respingendo il ricorso presentato dai figli Violetta e Giuseppe contro l’arbitrato per riottenere alcune azioni del gruppo. Il risultato è che Caprotti senior resta proprietario. Resta però pendente la causa civile, nella quale resta aperta la posizione di Unione Fiduciaria, presso la quale erano state depositate le azioni. A fine marzo, secondo quanto si apprende, sono stati depositati gli atti, ed è possibile che arrivi una sentenza anche prima dell’estate.

Nel luglio 2014 la Corte d’Appello di Milano aveva confermato il giudizio emesso del 2012 dal collegio arbitrale, affermando che Caprotti aveva pieno diritto di riprendere il controllo delle azioni che aveva intestato ai figli nel 1996 e respingendo il ricorso di Violetta e Giuseppe. Il quale nel 2005 è stato estromesso dal padre dalla gestione del gruppo, di cui era amministratore delegato. Da allora Bernardo ha ripreso in mano l’azienda tenendo le redini fino al dicembre 2013, quando ha rassegnato le dimissioni da tutte le cariche aziendali.

“Si chiude definitivamente una storia che va avanti da tanti anni”, ha commentato l’avvocato Marcello Molè, componente del collegio legale che ha assistito Caprotti. “E’ stato respinto il tentativo di assalto alla posizione di Bernardo Caprotti, coltivato attraverso una serie di giudizi. Oggi questa decisione della Cassazione mette la parola fine alla vicenda”. Intanto però lo scorso 10 febbraio il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi per Caprotti in un’altra vicenda: l’accusa è di essere stato il “finanziatore” di una “campagna diffamatoria” contro la concorrente Coop Lombardia.