Ha vinto davvero il Cirinnò, lo slogan del Family Day. Il disegno di legge della senatrice del Pd, che per due anni è stato discusso dal Parlamento e poi è stato votato in commissione da Pd, Sel e M5s, ha le ore contate. E chi l’avrebbe mai detto: il risolutore è Angelino Alfano. Ancora una volta è lui – che aveva detto di condividere la manifestazione del Circo Massimo, senza andarci per il suo ruolo istituzionale – a spuntarla. Dopo le partite del ponte sullo Stretto, del tetto ai contanti, dell’abolizione dell’articolo 18. Il più grande dei paradossi: i sondaggi danno al Nuovo Centrodestra un quota sempre più piccola di voti (fino a meno del 2 per cento), eppure i centristi di governo sembrano vincerla ad ogni giro di giostra, ogni volta che conta. “Va bene approvare una legge per dare i diritti alle coppie omosessuali, ma no alla parificazione con il matrimonio e no alle adozioni”. Questa è da un mese la linea dell’Ncd. E esattamente così nascerà la nuova legge, che probabilmente non si chiamerà più Cirinnà: via le adozioni del figlio del partner. E infatti ora Alfano è su di giri: “Noi siamo soddisfatti del fatto che stia prevalendo il buon senso. Sì ai diritti per le coppie anche omosessuali ma non mettiamo di mezzo i bambini”. D’altra parte, dice Alfano, per quanto riguarda i figli che vivono già con coppie omosessuali “le leggi esistenti consentono di coprire dal punto di vista giuridico e della tutela della continuità affettiva le situazioni esistenti”. 

E’ evidente che è la strada concordata con il capo del governo. Basta rinvii, chiudere velocemente: è la parola d’ordine di Matteo Renzi. Quindi l’adozione del figlio acquisito va sacrificata a beneficio della rapidità, dell’approvazione entro questa settimana. “Non possiamo ritardare ancora l’approvazione della legge – scrive il presidente del Consiglio nella sua e-news – Sono decenni che con tutte le scuse si rinvia, si ritarda, si rimanda. Adesso è arrivato il momento di decidere, anche a costo di usare lo strumento della fiducia“. Chi non ci sta, ciao, come ha detto all’assemblea del Pd. Si riferiva al “suo” Stefano Lepri, uno dei cattodem. Ma vale per tutti. Vale per la sinistra del Pd. Vale per chi nel Nuovo Centrodestra (come Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola) dice che non va bene nemmeno così, che non basta nemmeno togliere le adozioni.

La fine della legge Cirinnà
E Monica Cirinnà? Ha difeso il disegno di legge in tutti i modi, fino all’ultimo, da destra, da sinistra, dal centro. Ha cercato di sminare il terreno, di sottrarre il testo alla sala delle torture delle centinaia di emendamenti che volevano storpiare il suo provvedimento, discusso per due anni in Parlamento e votato in commissione insieme ai Cinquestelle e a Sel. Ha anche inventato un modo per blindare la legge, l’emendamento “supercanguro” di Andrea Marcucci, che è una sorta di “fiducia” per i partiti che stringono un accordo. In questo caso i partiti sarebbero dovuti essere Pd (cattodem esclusi), Cinquestelle e Sel. Ma “il M5s ha cambiato 20 minuti prima di votare”, dice Renzi. Una tesi smentita dai grillini. A prescindere dalle diverse ricostruzioni, il risultato finale è che a un certo punto i democratici non si sono più fidati e quindi, come spiega il presidente del partito Matteo Orfini, “meglio lo stralcio che una correzione un po’ arzigogolata della stepchild”.

Così ora la Cirinnà deve usare i giri di parole, dopo settimane di frasi nette, messaggi precisi: “il testo resta questo”, ha ripetuto chissà quante volte, “sono pronta a togliere il nome dalla legge”, “lascio la politica”, perfino. Ora invece le tocca “sperare”, dire di “essere certa che il governo”, eccetera. “Sono certa – dice la senatrice – che la volontà del governo, con il quale ho lavorato in modo strettissimo in questi due anni sia quello di mantenere gli impegni presi con migliaia di cittadini e le loro famiglie e per riportare l’Italia in Europa sul tema dei diritti”. “Aspettando di vedere il testo del maxiemendamento, che spero sia rispondente ai punti fondanti del ddl, mi auguro che il Parlamento voglia al più presto portare a conclusione questa partita – conclude – che coinvolge il futuro di tanti cittadini che ancora non possono dirsi pienamente tali”. Sembra già spedito nel baule dei ricordi l’intervento appassionato in apertura di discussione in Aula al Senato: “Non ci saranno più scuse – aveva detto – per l’ennesima porta chiusa davanti a chi chiede solo di entrare a far parte della grande comunità delle famiglie italiane, senza nulla sottrarre alle altre famiglie”. Si era chiesta cosa penseranno “tra trent’anni” i giovani che rileggeranno i contenuti di queste discussioni, se staranno dalla parte di chi cerca di spingere verso un margine di uguaglianza o di chi trova nella Costituzione il rifugio di chi vuole mantenere i privilegi. Niente, ora tutto è finito. La legge al ribasso si farà eccome.

Renzi all’assemblea del Pd
Le parole di Renzi all’assemblea del Pd, dunque, non erano solo tattica. Anzi, diventano già un testo, una specie di maxi-emendamento che il Pd presenterà già mercoledì al Senato, alla ripresa dei lavori dell’Aula sulla legge sulle unioni civili. Dal disegno di legge, con quel nuovo testo, verranno eliminati tutti i riferimenti all’adozione del figlio del partner. Oggi stesso Renzi ha visto i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda. Quest’ultimo presiederà l’assemblea dei senatori che ratificherà la proposta del segretario che ha annunciato la sua presenza alla riunione di Palazzo Madama. Lì non troverà un clima troppo disteso. Non è solo la minoranza del partito a non aver apprezzato l’uscita del capo del governo, ma anche le correnti di sinistra che collaborano fin dall’inizio con Renzi, quella dei Giovani Turchi ma anche quella di Sinistra è cambiamento, che al governo esprimono rispettivamente il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il ministro dell’Agricoltura e uomo forte in Lombardia Maurizio Martina. La minoranza bersaniana aveva risposto a Renzi chiedendo di lasciar votare l’Aula sulla stepchild adoption. Ma la questione sembra già archiviata, la strada sembra davvero quella di un ddl sulle adozioni – di ogni tipo etero e omo – da incardinare alla Camera per avviare un iter più semplice (a Montecitorio la maggioranza è più larga).

L’assemblea di martedì (ore 13) si annuncia movimentata. Ma la questione è tanto complicata che a fare da simbolo di un’intera vicenda potrebbe essere il fatto che a votare no, al termine dell’assemblea Pd, potrebbe esserci non solo Sergio Lo Giudice (omosessuale, sposato in Norvegia e padre di un bambino avuto con la maternità surrogata negli Usa), ma anche Monica Cirinnà, Poi in Aula sarà comunque tutta un’altra storia. Il Pd non rischia, anche perché la minaccia è quella del voto di fiducia e il dissenso verrebbe azzerato. Dalla Cirinnà, che aveva detto che era pronta a ritirare il proprio nome se il testo della legge fosse stato svuotato, per il momento arrivano toni concilianti:

Il timbro di Marcucci, l’uomo del supercanguro
Il timbro finale lo mette Andrea Marcucci, renziano e autore del “supercanguro” che avrebbe dovuto blindare la legge Cirinnà per com’è scritta oggi, cioè con la stepchild adoption. “Il maxi-emendamento – dice Marcucci – è la strada più sicura per approvare le unioni civili. Il Pd non vuole correre il rischio di un iter lungo che potrebbe essere nuovamente condizionato dai cambi di passo del M5S. Il testo del governo deve recepire l’impianto previsto dal ddl Cirinna”. “Mettiamo in sicurezza una legge storica – sottolinea il parlamentare – e contestualmente iniziamo un confronto parlamentare sulle adozioni. Il governo Renzi può essere così il primo ad essere passato dagli impegni elettorali ai fatti anche su questo tema”. E le adozioni? Marcucci twitta: “Una legge piena sulle unioni civili con diritti veri alle coppie gay. Continueremo la battaglia sulle adozioni, non solo quelle speciali, con un ddl”.