di Monica Di Sisto*

Avvio picaresco per il nuovo ciclo di negoziati del Trattato transatlantico di liberalizzazione degli scambi e degli investimenti, il famigerato Ttip, che doveva partire ieri a Bruxelles. Gli azzimati negoziatori del governo Usa e della Commissione Ue non si aspettavano di trovarsi davanti i battaglieri incursori di Greenpeace che, a colpi di pupazzi gonfiabili e finti diplomatici mascherati, hanno di fatto impedito loro per molte ore l’ingresso al Centro congressi dove si erano dati appuntamento per dare una scossa decisiva alle trattative che rischiano di finire fuori tempo massimo.

Ttip, dodicesimo round a Bruxelles. Le proteste di Greenpeace (10)

 

Usa e Ue, infatti, hanno solo questa settimana, un prossimo appuntamento negli Usa presumibilmente ad aprile e un rush finale di nuovo a Bruxelles tra giugno e luglio, per definire i dettagli del negoziato commerciale più ambizioso di tutti i tempi. In estate, infatti, gli Usa entreranno nella fase finale della campagna elettorale sul dopo-Obama e si dovrebbe, dunque, affidare la conclusione del negoziato al nuovo esecutivo che potrebbe anche archiviarlo, rischio che né la Commissione europea né l’attuale ministero del Commercio degli Usa vuole correre.

Eppure le due sponde dell’Atlantico sono ancora molto lontane fin dalle fondamenta del negoziato: non tutti i dazi e le tariffe da abbattere per facilitare il commercio Usa-Ue sono stati concordati, la proposta di revisione dell’arbitrato commerciale presentata dall’Europa vede gli Usa freddini, la richiesta Ue di liberalizzazione degli appalti Usa, strategica per l’Europa, non arriverà prima di fine mese, non c’è alcuna chiarezza sulla protezione della sicurezza alimentare europea, né su quella delle preziose indicazioni geografiche, tantomeno sull’inserimento nel trattato di un capitolo sulla facilitazione del commercio dei combustibili e dei servizi dell’energia, che sembrava essere quasi l’unico motivo per cui anche a casa nostra si spasimava per l’approvazione del trattato.

La soluzione che sembra tornare d’attualità era quella suggerita dall’Italia nel 2014, quando siamo stati presidenti di turno dell’Unione: l’approvazione di una sorta di accordo-quadro, che mettesse in piedi tutti i meccanismi strutturali del Ttip – l’arbitrato per permettere alle imprese di contestare le regole che le danneggiassero, l’organismo per livellare le regole e gli standard, l’organismo di Governo del trattato, in primo luogo – e poi affidasse ai soli tecnici della Commissione e del Governo Usa la definizione dei dettagli numerici e qualitativi del trattato.

Questa, fin da allora, ci era sembrata l’ipotesi peggiore perché il Ttip verrebbe approvato a scatola chiusa dal Parlamento europeo e sfuggirebbe così, nella sostanza, da qualsiasi controllo politico e democratico, oltre che dalla portata di qualunque organizzazione, sindacato, o associazione della società civile che volessero valutare autonomamente l’impatto del trattato e chiederne, eventualmente, la modifica.

Per questo, più che mai, ci sembra importante intensificare le mobilitazioni prima che sia troppo tardi. A Bruxelles, infatti, la campagna Stop Ttip Italia, insieme a tutte le piattaforme nazionali dell’Ue e ai rappresentanti delle associazioni e dei sindacati Usa contro il Ttip, si stanno incontrando in parallelo ai negoziati ufficiali per definire una piattaforma di mobilitazioni da qui all’estate. Sabato 27 febbraio, a Padova, Torino, Roma e Bari i comitati, le associazioni e i cittadini che vogliono opporsi al Ttip si incontreranno per definire la strategia e le azioni della Campagna italiana. Oltre a una nuova serie di incontri pubblici, istituzionali, e di azioni dimostrative, la campagna rilancia l’iniziativa “Fuori il Ttip dalla mia città”, per chiedere a sindaci, presidenti di regioni e parlamentari italiani di prendere posizione contro questo pericolo. Per la primavera inoltrata, invece, si pensa a un grande appuntamento nazionale perché nessuno possa più dire “io non sapevo, io non credevo…”.
Tutti gli aggiornamenti su queste iniziative su stop-ttip-italia.

*Fairwatch, tra i portavoce della Campagna Stop TTIP Italia