“Se mi avessero dato retta, onestamente, tutti questi dieci anni non ci sarebbero stati”. Niguarda, altro feudo per bandi truccati in favore di Maria Paola Canegrati, l’imprenditrice al centro dell’ultimo scandalo della Sanità lombarda. A parlare così è Mario Cirincione, storico primario del reparto di chirurgia maxillo facciale dello stesso ospedale, oggi in pensione. L’ordinanza dei pm di Monza che ha fermato la banda degli appalti dentali lo cita più volte, e più volte negli ultimi tre anni è stato convocato dagli inquirenti come “persona informata dei fatti”. Già nel 2006, infatti, il chirurgo aveva segnalato alla propria direzione sanitaria e poi alla Procura di Milano le “troppe anomalie legate agli appalti ‘in service’ delle prestazioni odontoiatriche”. Ma anche i controllori fuori dalle corsie, in realtà, non han sempre dato gran prova di sé. E qui la storia, se possibile, si fa anche più delicata.

Quella che racconta Cirincione ha sapore decisamente amaro e surreale. A distanza di 10 anni incrocia gli stessi protagonisti dello scandalo-truffa che oggi fa tremare la Regione. Nel 2004 la Dental Service della Canegrati aveva vinto l’appalto per gli ambulatori odontoiatrici del Niguarda. Cirincione inizia a ricevere richieste di aiuto di pazienti “cui venivano fatti interventi del tutto inutili, a volte sbagliati e dannosi. Spesso i malcapitati erano immigrati senza soldi che avevano bocche perfette ma venivano convinti a ricostruire denti sani. Tutto per avere da loro 2-300 euro che faticavano a racimolare. E poi venivano da me a cercare aiuto. Io avevo tutte le radiografie, ricordo in particolare una ragazza etiope dalla dentaura bellissima, poveretta”. Emblematico il caso, citato nell’ordinanza, di una signora che si presenta con un tumore in bocca, trattato in via privata come un “fungo”. Morirà poco dopo, dopo essere stato operata all’Istituto dei Tumori. Fu questo caso a convincere Cirincione a segnalare quanto accadeva, prima alla sua direzione sanitaria e poi a quella aziendale. “Avevo avuto notizia che proprio il medico che aveva emesso quella diagnosi, così macroscopicamente sbagliata, era stato collocato a capo del centro odontoiatrico appena costituito. Mi è sembrato doveroso segnalare la cosa”.

Si tratta di Vincenzo Nicotra, uno dei medici dipendenti della Canegrati citati nelle carte e indicato dai magistrati come il vero artefice del “sistema truffaldino” con cui la signora delle dentiere riusciva a inporrre prestazioni verso il privato. Come andò a finire la denuncia di Cirincione? “La segnalazione – si legge nelle carte dei pm – non determinava alcun intervento diretto ad accertare la professionalità del medico segnalato, ma provocava la reazione del medesimo – evidentemente informato – che tramite un legale minacciava di proporre querela nei confronti del dott. Cirincione. Qualche mese dopo, inoltre, seguiva un provvedimento dell’amministrazione dell’A.O. che sollevava Cirincione dai compiti di controllo sull’operato del centro”.

Va detto, infine, che quella stessa denuncia Cirincione la portò alle autorià competenti oltre le mura del Niguarda. Prima ai Nas di via Melchiorre Gioia, che la verbalizzarono nel 2006. Poi alla Procura della Repubblica di Milano. E lì rimase, nonostante quei verbali denunciassero “modi di operare illegali, vili e turpi”, perché le anomale attività del centro erano “tutte sostanzialmente dirette a favorire con l’inganno la crescita delle prestazioni fornite in regime di solvenza, approfittando della fiducia riposta dai pazienti in una struttura che svolge (anche) un servizio pubblico”.

“Certo nella mia denuncia non parlavo di corruttela, non avevo elementi per sostenerlo”, spiega oggi il medico. “E forse la Procura ha ritenuto quei fatti riconducibili a imperizia medica, dunque non penalmente rilevanti e di interesse della direzione sanitaria, dell’ordine dei medici e del collegio sindacale. Ma si vedeva che c’erano tutti i sintomi di un grosso tumore, come in medicina. Quelle prestazioni non necessarie e dannose, di fatto, erano il sintomo preciso di quel sistema che sarebbe stato poi perfezionato fino al capolavoro di fottere i pazienti e lo stesso ospedale spingendoli tutti nel regime in solvenza”.

Oggi Cirincione legge i giornali e torna a dieci anni fa. “Non so che cosa sia successo, perché quella denuncia non sia stata presa in considerazione allora ma solo adesso, vivificata forse perché era l’unica reperibile negli archivi. Evidentemente quando hanno cercato dei precedenti si sono imbattuti in quella e l’hanno letta con occhi diversi. Sta di fatto che io non ne ho più saputo nulla, per anni. Oggi più di allora, però, sono convinto che se i controllori preposti, sia dentro e che fuori l’ospedale pubblico, avessero cominciato da lì, lì finiva tutto. E quel che è successo poi, con rischi e danni enormi per la salute dei cittadini, non sarebbe mai accaduto”.