La musica, come la vita, si fa solo insieme. Questo il messaggio finale di Ezio Bosso, dopo la performance e il passaggio che più di ogni altro ha tenuto gli spettatori col cuore in gola per tutto il tempo. Gli occhi lucidi, l’attenzione costante, l’emozione a fior di pelle. La sua storia, nota nel mondo, da ieri è diventata conosciuta anche da noi. E meno male.

Chi è Ezio Bosso. Uno dei più importanti e rinomati compositori e direttore d’orchestra contemporanei. Ha scritto tanto, colonne sonore, collaborate col mondo del rock, musica classica e, l’anno scorso, è uscito il suo primo album, The 12th Room. A vederlo, più che un musicista classico, sembra un rocker, i capelli spettinati, i vestiti neri, il suo modo di stare lì sulla sua carrozzina.

Sì, perché ci fermassimo solo sul suo talento, e basta, probabilmente, finiremmo per essere solo retorici. Il motivo per cui ieri l’Italia che era davanti alla tv, dodici milioni di persone, si è commossa è perché la vita è stata generosa con lui, in fatto di talento, permettendogli, per dire, di finire a suonare lì, sul palco dell’Ariston, suo sogno di bambino. Ma il suo sogno è diventato commovente anche per quanto la vita è stata dura con lui, crudele.

Ezio Bosso ha infatti una malattia autoimmune degenerativa, cui si è aggiunto un tumore al cervello. Un vero accanimento, si direbbe, cosa da non augurare a nessuno. Ma Ezio è un artista dotato di grande umanità e è riuscito a fare della sua malattia un punto da cui partire per regalare la sua arte a tutti. Per farne un trampolino per spiccare il volo sulle ali della musica, lui e noi con lui. Sul filo della retorica spinta, Conti ci ha presentato un talento vero, e di questo dobbiamo esserne grati. Il prossimo passo andare a sentire Bosso dal vivo, per continuare a volare con lui.