Intascavano tangenti per addomesticare le sentenze sui contenziosi fiscali e poi si dividevano i soldi. Con questa accusa, stamattina all’alba, è stata arrestata dalla Guardia di finanza Marina Seregni, commercialista 70enne di Monza, giudice tributario di primo grado e collega di Luigi Vassallo, anche lui giudice tributario ma in Appello, finito in carcere il 17 dicembre 2015 (e tuttora detenuto a Opera, dove oggi gli è stato notificato un altro ordine di custodia cautelare per il nuovo episodio corruttivo) per essere stato colto in flagranza mentre incassava 5mila euro, prima tranche di una mazzetta da 30mila. Seregni, accusata di corruzione in atti giudiziari, è stata portata nel carcere milanese di San Vittore.

L’inchiesta, denominata ‘Dredd’ (come il celebre film del 2012, diretto da Pete Travis, uscito in Italia col sottotitolo ‘La legge sono io’), è stata condotta dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Laura Pedio, coordinati dal procuratore aggiunto Giulia Perotti. La giudice Seregni era già stata interrogata nel dicembre 2015, per via di una telefonata di Vassallo registrata sulla sua segreteria. Il collega le diceva di avere urgenza di parlare con lei a proposito di due processi, per poi aggiungere: “Anche di una pratica che mi interessa”. La commercialista monzese aveva respinto ogni addebito e si era anzi dichiarata “vittima” di una millanteria. Così era tornata a casa senza capi di imputazione. Le indagini della Procura di Milano però avrebbero portato a conclusioni decisamente diverse. Dall’analisi dei documenti sequestrati nello studio di Vassallo sarebbe infatti emerso un collaudato sistema di corruttele: Vassallo, per conto di privati e aziende che avevano guai con il fisco, avrebbe agito in qualità di giudice per ‘aggiustare’ le sentenze o in qualità di intermediario rivolgendosi ad altri giudici compiacenti. Fra questi, secondo i pm Fusco e Pedio, ci sarebbe stata anche Seregni, con la quale Vassallo avrebbe poi diviso i proventi delle tangenti, versate in contanti oppure ‘mascherate’ da false fatturazioni di consulenza. Da ciò le accuse, per Vassalli e Seregni sia di “corruzione in atti giudiziari” sia di “induzione indebita a dare o promettere utilità”, in base agli articoli 319 ter e 319 quater del codice penale. Accuse formulate dalla Procura e avallate dal Gip Manuela Cannavale, che ha firmato l’arresto in carcere.

In particolare, i magistrati contestano una tangente di 65mila euro da parte di Luciano Ballarin, amministratore unico della Swe-co Sistemi Srl, versata a Vassallo e da quest’ultimo divisa con Seregni, per ‘addolcire’ una sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano, la quale aveva mosso contro la Swe-Co Sistemi Srl, per conto dell’Agenzia delle entrate, una contestazione fiscale di circa 14 milioni di euro. La vicenda – che ricorda ‘Mani Pulite’, con tanto di bustarelle e arresti in flagranza grazie a militari in borghese e banconote ‘segnate’ – ha origine nel novembre 2015 con la denuncia della Dow Europe Gmbh, multinazionale della chimica che fattura 58 miliardi di dollari l’anno, che vanta 53mila dipendenti in tutto il mondo e che aveva in corso un contenzioso fiscale. I rappresentanti della società, contattati da Vassallo, non si erano però piegati alla logica corruttiva e avevano denunciato il giudice tributario in Procura, pur fingendo di stare al suo gioco. Il giorno della consegna del denaro, nello studio della società Crowe Horwath Saspi di Milano, fra gli impiegati si erano infiltrati i militari della Fiamme Gialle, poi intervenuti per arrestare Vassallo per “induzione indebita a dare o promettere utilità”, mentre incassata la prima tranche della tangente. Il ruolo di Seregni, che non era emerso con sufficiente chiarezza allora, appare agli inquirenti oggi più che evidente: per la Procura i due giudici tributari erano d’accordo e agivano “in concorso tra loro”.

Fa una certa impressione che Vassallo, avvocato cassazionista, professore a contratto all’Università di Pavia e da anni giudice nelle controversie fiscali, abbia lavorato in tempi recenti, nel 2013, con enti pubblici come Regione Lombardia (nell’Osservatorio della mediazione tributaria per conto dell’Agenzia delle Entrate) e sia stato presidente di organismi di vigilanza di grandi gruppi industriali (come per esempio la Bracco Real Estate) con un incarico preciso: prevenire i reati societari. Secondo i magistrati inquirenti l’inchiesta sul finora inesplorato mondo delle commissioni tributarie potrebbero aprire scenari inediti, degni di nuova Tangentopoli.