È il 21 gennaio 1998. Una data storica non solo per la Chiesa cattolica, ma per il mondo intero. Un vero e proprio spartiacque sullo scacchiere mondiale. San Giovanni Paolo II è sul volo che lo sta portando a Cuba e risponde alle domande dei giornalisti accreditati. “In questa visita storica – gli domanda Fabio Zavattaro del Tg1 – che cosa vorrebbe ascoltare da Fidel Castro?”. “Io voglio ascoltare sempre, dappertutto la verità. Che lui mi dica la verità. Questa verità che è propria a lui come uomo, come presidente, come comandante si dice della rivoluzione”. Le domande dei cronisti proseguono: “Si sente in forma? È un viaggio pesante?”, gli chiede Bruno Bartoloni di France Presse. “Certamente – risponde Wojtyla – ho più anni del 1979, ma fino a ora la provvidenza mi mantiene e poi se voglio sapere qualche cosa sulla mia salute e specialmente sulle mie defezioni devo seguire la stampa”. Accanto al Papa polacco a reggere il suo microfono c’era sempre padre Ciro Benedettini.

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Sammarinese, passionista e giornalista, padre Ciro è stato per 21 anni vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, prima accanto a Joaquín Navarro-Valls e poi al gesuita padre Federico Lombardi. Padre Ciro, che il prossimo 31 gennaio al compimento dei 70 anni andrà in pensione, è stato il microfono di tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Negli ultimi anni ha accompagnato i vescovi di Roma in quasi tutti i viaggi in giro per la Penisola. Sorriso sulle labbra e cordialità anche quando si trattava di dover comunicare notizie molto negative per la vita della Chiesa cattolica, come la triste piaga della pedofilia. Un vero e proprio maestro di comunicazione istituzionale che da vero esperto del mestiere ha sempre saputo aiutare e non sabotare o depistare i giornalisti nella loro “difficile e affascinante vocazione”, secondo la celebre espressione del cardinale Michele Giordano, tenendo a bada centinaia di cronisti di tutto il mondo.

“In questi ultimi anni – ha spiegato recentemente padre Ciro – la comunicazione è cambiata moltissimo perché innanzitutto ci sono molti nuovi mezzi di comunicazione. Ci sono i social media. C’è internet che ha trasformato tutto. La comunicazione è cambiata anche perché gli informatori sono moltiplicati. Una volta c’erano solo i giornalisti. Fare il giornalista era un mestiere, una professione. Oggi vediamo che molte informazioni partono dal basso, da coloro che usano Twitter, Facebook, i nuovi media. C’è un turbine di informazioni in cui a volte è difficile orientarsi”.

La ricetta di padre Ciro nella comunicazione istituzionale dei Papi e del Vaticano è sempre stata molto semplice, ma anche assai efficace: “Non ho mai detto una bugia ai giornalisti”. Anche se spesso gli operatori dei media sono accusati di essere dei creatori di notizie. Nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2008 Benedetto XVI aveva puntato il dito proprio contro questi episodi: “Su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per ‘creare’ gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti pastori. Proprio perché si tratta di realtà che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana (morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e risposte non più rinviabili”.

Per contrastare tutto ciò si è parlato spesso di “infoetica” per i media, ma c’è chi è giustamente allergico ai solenni dibattiti nelle aule universitarie e preferisce piuttosto il confronto con chi ogni giorno vive la professione sulla strada. Il beato Paolo VI lo ha detto con estrema chiarezza in uno dei documenti più amati e citati da Bergoglio, l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Padre Ciro è stato maestro proprio perché testimone. Giornalista autentico, non sulla carta o in virtù di un tesserino nel portafoglio, prima di essere microfono di tre Papi che hanno segnato la storia contemporanea.

È lui stesso ad aver svelato una piccola ma emblematica curiosità: “San Francesco di Sales è sia il patrono dei giornalisti sia dei sordomuti. Ed è strano perché i giornalisti sono quelli che debbono ascoltare e parlare, ma i sordomuti non lo possono fare. Però questo ha un significato. Ci fa capire che la parola esige anche il silenzio per essere assorbita, capita, ponderata, verificata. Ma soprattutto oltre la parola c’è una testimonianza di vita personale. E questa è la comunicazione più importante”.