Carles Puigdemont, 54 anni, padre di due figlie e prossimo presidente della Catalogna, è un giornalista. E proprio da buon giornalista spesso ama fare citazioni. Una fra tutte, in questi momenti di cancan mediatico dopo il “passo indietro” di Artur Mas in suo favore, la ricordano in molti. Era il 2013. All’apertura di una riunione dell’Assemblea nazionale catalana, concludeva il suo discorso citando il giornalista Carles Rahola, fucilato dai franchisti: “Gli invasori saranno espulsi dalla Catalogna, como lo furono i Belgi, e la nostra terra tornerà a vivere, sotto la Repubblica, in pace e con lavoro, padrona della sua libertà e del suo futuro. Viva Girona e Viva la Catalogna libera!”. Se gli invasori sono gli spagnoli, il futuro presidente catalano sembra quasi più minaccioso dell’uscente. Forgiato in seno al partito di Mas, Convergència Democràtica de Catalunya, conditio sine qua non per la sostituzione, Puigdemont è sindaco di Girona dal 2011, città che strappò dopo ben 32 anni di governo ai socialisti. Nel 1981 creò la Joventuts Nacionalistes de Catalunya, l’organizzazione giovanile del partito Cdc. Oggi ne è parlamentare da tre legislature, dal 2006.

Ma Puigdemont è anche presidente, dalla scorsa estate, dell’Associazione dei Municipi per l’indipendenza, un’organizzazione di Comuni (784 e 49 consigli provinciali) che dal 2011 lotta per l’autodeterminazione della Catalogna. Fu lui, tra il 2009 e il 2011, ad organizzare grazie all’Ami il primo referendum per l’indipendenza e a muovere verso la secessione da Madrid. L’anno scorso ha cercato di convincere in tutti i modi anche Ada Colau, sindaco di Barcellona, a mettere una firma in calce al documento, per far entrare la città all’interno dell’organizzazione dei comuni ribelli, ma senza risultato.

Numero tre nella lista di Junts pel Sì per la provincia di Girona alle scorse elezioni del 27 settembre, Puigdemont ha trascorso parecchi anni nel giornalismo. Prima nel quotidiano catalano Punt Diari, come caporedattore. Poi, non contento, ha perfino creato un’agenzia di stampa tutta catalana, Intracatalonia, ribattezzata in seguito Agència Catalana de Notícies, dove ha ricoperto il ruolo di direttore, che oggi raccoglie tutte le news della Generalitat. Sarà per la passione per i mezzi d’informazione che il suo primo commento ufficiale lo affida ai social network: “Abbiamo un progetto in fieri, ben orientato e solido”, scrive su Twitter. “Tutti siamo chiamati, tutti serviamo. Grazie presidente, per essere leader e preservare” aggiunge rivolgendosi ad Artur Mas. Come a dire, il candidato scelto dal presidente uscente non è certo uno che ha le idee confuse.

Catalanista di nascita e nell’animo, per lui il progetto secessionista è fondamentale. Basta dare un’occhiata al suo blog e, nello specifico, al post scritto il giorno dopo le elezioni, per farsi un’idea. “Gli abbiamo detto che levino le loro mani dalla Catalogna, che non gli apparteniamo né come Paese né come persone, le nostre origini nemmeno gli appartengono. Gli abbiamo detto, con tutte le lingue che parliamo noi catalani, che vogliamo essere un paese libero e pulito, che vogliamo governarci da noi e basta col dovere aspettare la loro beneficenza. Il risultato delle elezioni non lascia dubbi. Ha messo in moto il processo che deve culminare con la proclamazione dell’indipendenza. La Catalogna sarà, a breve, un nuovo Stato del mondo, e lo faremo tra tutti, con tutti”. Spetta a Madrid, adesso, dare una risposta al futuro presidente del primo governo indipendentista della storia catalana.

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