Controlli d’identità a bordo di traghetti, bus e treni di confine, che vedranno impegnati anche i militari. E poi permessi di soggiorno solo temporanei e ricongiungimenti famigliari complicatissimi. La Svezia stringe le maglie dell’accoglienza e aumenta il numero dei richiedenti asilo che decidono di fare ritorno in patria.

A scrivere la cronaca delle domande d’asilo ritirate, sono i numeri. Giugno, 198; luglio, 285; agosto, 300; settembre, 268; ottobre, ​​395; novembre, 627; fino alle 980 di dicembre. Sono i dati del Consiglio svedese per l’Immigrazione, che registrano l’impennata di ritiri dopo il sofferto annuncio del governo di far scattare a partire dal 4 gennaio, un piano di controlli d’identità serrati per i richiedenti, su tutti i mezzi pubblici. Un provvedimento che Finlandia, Norvegia e Danimarca avevano attivato fin dall’inizio dell’esodo biblico dei disperati. Cui si è aggiunta l’idea del premier danese Lars Løkke Rasmussen, che ha disposto a partire dalla stessa data l’interruzione del traffico ferroviario diretto, tra Copenaghen e Malmö, sullo stretto di Öresund.

Qui saranno effettuati controlli a bordo e per arrivare nella capitale danese sarà necessario un cambio anche per i pendolari, che vedranno così raddoppiare i tempi di percorrenza. Rasmussen, va ricordato, è lo stesso che non ha esitato a proporre il sequestro dei beni di valore dei rifugiati, per ammortizzarne i costi del soggiorno. Un provvedimento che aveva suscitato l’indignazione della comunità internazionale, alla quale oggi lo stesso premier chiede con rinnovato vigore di ridiscutere i limiti della Convenzione Onu sui rifugiati.

Sono 34 le proposte sinora avanzate dal governo danese per inasprire la politica di asilo. Saranno presentate il 26 gennaio, e nella stessa occasione saranno chiariti anche i poteri conferiti alla polizia in merito alla confisca dei preziosi in possesso ai migranti. Ulteriore giro di vite anche dal governo norvegese: la residenza permanente sarà rilasciata solo dopo 5 anni, e non 3 come accaduto finora. Diverso il caso della Svezia, che da 30 anni ospita il maggior numero di richiedenti pro-capite d’Europa costituendo così la valvola di sfogo del resto della Scandinava.

Oggi però, la situazione è al collasso. Le migliaia di richiedenti asilo hanno esaurito tutti gli alloggi disponibili. Le autorità sono state costrette a far ricorso a tendopoli, ad alloggi galleggianti allestiti su piattaforme petrolifere momentaneamente dismesse e su traghetti da turismo. Inoltre, dopo i numerosi incendi dolosi che hanno distrutto case destinate ad accogliere i rifugiati ed in particolare i minori non accompagnati, l’emergenza e la pressione sociale hanno raggiunto picchi tali da far chiudere un occhio anche sui tanti campi profughi abusivi.

L’impiego dei militari per effettuare i nuovi controlli è stato richiesto dalla stessa Polizia, che in una settimana record ha impiegato 43.350 ore di lavoro solo per gestire la massa di nuovi arrivi. Infine è ripartito il censimento forzato dei rom che vivono di accattonaggio, con lo scopo di capire quanti siano sul territorio. Il contestatissimo “registro degli zingari” aveva gettato la Svezia nell’occhio del ciclone nel 2013, quando un’inchiesta giornalistica portò alla luce l’esistenza tra gli archivi della Polizia di un’autentica lista di nomi redatta su base etnica.

di Michela Danieli