Il 2016 non comincia proprio all’insegna delle novità. Su Repubblica è stato pubblicato il terzo articolo contro le stepchild adoption e sembra abbastanza chiaro come uno dei maggiori quotidiani nazionali si sia fatto promotore di una vera e propria campagna contro i diritti dei bambini e delle bambine nati all’interno delle famiglie arcobaleno.

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Facciamo alcuni passi indietro, a questo punto, e cerchiamo di definire alcuni aspetti della questione che sarà affrontata a fine gennaio, in Senato. Da moltissimi anni gay e lesbiche costruiscono relazioni stabili. I miei amici Fabio e Gianluca, per esempio, hanno un rapporto decennale, vivono come una qualsiasi coppia sposata, ma lo Stato non riconosce i loro diritti economici, sociali e umani. Se uno dei due si ammala e l’altro dovesse trovarsi in ospedale un primario omofobo, non potrebbe assisterlo. A loro non è riservata la politica di sgravi fiscali prevista per le coppie sposate. Non possono accedere a un mutuo insieme o avere il congedo matrimoniale.

Alcune coppie di gay e di lesbiche hanno anche prole. Ciò avviene in diversi modi: si hanno già figli/e da precedenti relazioni, alcune lesbiche possono essere ragazze madri, altre si fanno donare il seme da amici e nel caso dei genitori gay, si ricorre alla Gpa laddove è legale (come in Canada, dove è gratuita, o in Usa dove si paga la gestante così come si pagano le trasfusioni di sangue ai donatori, per fare due soli esempi). Se io avessi un bambino e lo crescessi col mio compagno, per cui mio figlio riconoscesse nel mio partner l’altra figura genitoriale, e se dovessi morire si ritroverebbe orfano di entrambi i suoi papà, visto che l’altro per lo Stato non esiste a livello giuridico. In Italia, perciò, contrariamente alla stragrande maggioranza dei paesi di vecchia e nuova democrazia, perdurano queste ingiustizie.

Per far fronte a tutto ciò, il Pd ha escogitato un istituto giuridico parallelo al matrimonio, che prevedeva gli stessi diritti per la parte relativa alle questioni economiche e di assistenza e le stepchild adoption, ossia l’adozione della prole del genitore biologico da parte del partner. Tale provvedimento, chiamato ddl Cirinnà, dopo ben otto rinvii è stato snaturato nella sua filosofia (le coppie gay non vengono equiparate a famiglie vere e proprie ma a formazioni sociali specifiche) e ora, a sentire Repubblica, rischia di essere snaturato in un altro dei suoi aspetti qualificanti: il riconoscimento genitoriale.

Contro quest’ultima prospettiva si sono levate da settimane le voci dei soliti movimenti antigay e di alcuni rappresentanti del mondo Lgbt, come Aurelio Mancuso e l’ex deputata Paola Concia, a cui è arrivato l’improvvido supporto di una frangia del movimento femminista capeggiata da “Se non ora quando – Libere” che ha scelto proprio ora di esprimere le proprie posizioni contro la Gpa facendosi, di fatto, strumento dei detrattori della legge. Le argomentazioni di questo fronte? Il ddl Cirinnà aprirebbe all’utero in affitto, ovvero allo sfruttamento di donne usate per permettere a coppie sterili di avere figli. Peccato che nel ddl in questione non ci sia un solo articolo che agevoli pratiche illecite, mentre eliminare le stepchild adoption non impedirà alle coppie (eterosessuali nella stragrande maggioranza dei casi) di recarsi in India o Thailandia per sfruttare donne povere (i gay maschi, abbiamo detto, vanno prevalentemente laddove la Gpa è regolata dalla legge e non c’è sfruttamento).

Repubblica, a quanto pare, ha deciso di offrire una sponda a questo movimento di opinione rappresentato da persone che si definiscono cattoliche il cui scopo non sembra però quello di impedire certi illeciti – mi chiedo dove siano le donne di Snoq o Manif pour tous quando c’è da fare una campagna contro il lavoro minorile di chi cuce palloni in Pakistan, per dirne una soltanto – ma di evitare che le famiglie di gay e lesbiche abbiano diritti pieni e che i loro bambini possano vivere serenamente. Ce ne ricorderemo alla prima occasione utile.

Faccio notare, ancora, come gli articoli del quotidiano in questione siano in verità anche delle non notizie. A leggerli vien fuori che i cattolici interni al Pd presenteranno emendamenti contro le stepchild. Cosa risaputa, visto che già in commissione senatori dem come Lepri e Fattorini si erano già espressi in tal senso. Ritornare sulla cosa serve solo ad enfatizzarla, cercando così di condizionare il dibattito. Forse questo mette qualcuno in pace con la propria coscienza o lo favorisce nella propria ascesa politica. Ma l’interesse di chi si dice di voler difendere è altra cosa. E anche qui: ne prendiamo atto e lo conserveremo nella nostra memoria, per ricordarcene al momento più opportuno.