“Non credo che possa essere impedito a obbligazionisti raggirati di rivalersi anche  nei confronti delle good bank nate dalle ristrutturazione delle 4 banche”.  E’ quanto sostiene Luca Dezzani, avvocato dello studio Grimaldi che in passato si è occupato dei crack della banca olandese SNS e di alcuni istituti irlandesi,  secondo cui lo stop alle rivalse nei confronti delle nuove banche rappresenterebbe una forzatura del diritto con elementi di incostituzionalitàL’inattaccabilità è stata prospettata il 24 dicembre scorso dal presidente delle nuove banche Roberto Nicastro.  L’orientamento del governo sembra però più morbido ammettendo la possibilità per i risparmiatori truffati di agire in giudizio  e senza che il ricorso al fondo di solidarietà pregiudichi questa possibilità.

Avvocato Dezzani, quali sono le condizioni perché un risparmiatori possa tentare di rivalersi anche nei confronti delle banche “sane” nate dallo scorporo?
Nel caso ci siano state vendite allo sportello truffaldine in cui è stata nascosto o sminuito il livello del rischio delle obbligazioni ci sono tutte le premesse per rivolgersi al giudice e pretendere i risarcimenti anche dalle quattro “good banks”.  Non vedo in base a quale principio o regola possa essere negata questa possibilità. Così come hanno incorporato gli sportelli,  le nuove banche hanno automaticamente assorbito anche le responsabilità delle azioni che qui sono state attuate.

La possibilità di rivalersi vale anche per gli azionisti?
Direi di no, la posizione degli azionisti è molto più debole e temo che ormai ci sia poco da fare, salvo rivalersi contro amministratori, sindaci e revisori, che fossero ritenuti responsabili del dissesto o che abbiano omesso di vigilare.

I  proventi della vendita della cessione delle nuove banche devono però essere destinati a ripagare le altre banche che hanno versato i soldi per la ricapitalizzazione e la copertura delle perdite…
Sono due cose diverse che non si sovrappongono. La priorità della destinazione delle risorse non può certo essere contrapposto a quanto deciso con una sentenza.

Che strategia consiglierebbe a un obbligazionista che si è visto azzerare il valore dei suoi titoli?
Di percorrere tutte le strade. Come primo passo di tentare di ottenere i rimborsi previsti dal Fondo di solidarietà che vengono decisi attraverso un arbitrato. Se questa opzione non va a buon fine di intraprendere un’azione legale sia nei confronti delle “bad” che delle “good” bank o, eventualmente,  anche di altri soggetti come sindaci e revisori.  A decidere se e su chi è giusto rivalersi sarà poi il giudice indipendentemente da quello che possono dire il governo o i vertici delle nuove banche.

Come mai secondo Lei tutta l’operazione è stata in modo così veloce?
La rapidità è una buona cosa nel momento in cui si effettua lo scorporo e si da vita a due nuovi soggetti. Quello che davvero non capisco è invece tutta questa fretta nel liquidare i crediti deteriorati. In questo modo il governo ha sottratto ai risparmiatori il fattore tempo che avrebbe probabilmente consentito di vendere i  ‘non performing loans’ a condizioni più favorevoli con la possibilità di recuperare qualcosa anche per gli obbligazionisti.

Anche perché la svalutazione del valore dei crediti da 100 al 17% del loro valore nominale è stata drastica…
Assolutamente si. Si è trattato di un taglio sproporzionato dettato più che altro dalla volontà di rendere questi crediti immediatamente rivendibili. In questo modo però tutti i vantaggi vanno ai soggetti specializzati nella gestione di non performing loans che li possono acquistare a prezzi davvero da saldo e poi rivendere con valutazioni più convenienti che potrebbero arrivare al 40% o oltre.  I risparmiatori invece rimangono con il cerino in mano. Voglio anche ricordare che nei report che queste banche periodicamente inviavano alle varie autorità di controllo veniva sempre indicato un patrimonio positivo seppur di poco. Significa che almeno in teoria le attività erano sufficienti per coprire le passività, compresi i debiti verso gli obbligazionisti. E’ stato solo dopo la drastica sforbiciata sul valore dei crediti deteriorati che le banche sono finite, come si usa dire, sott’acqua.