Vuole essere dimenticato, dice, ma prima che si abbassi il sipario, trova il tempo per completare il suo “parricidio”. Anzi, no: è lui, Sandro Bondi, l’ex cantore delle gesta di Silvio Berlusconi, a dire che il leader di Forza Italia è come il Conte Ugolino della Divina Commedia, “quello che divora il cranio dei suoi figli. E questo riferimento culturale è in fondo lusinghiero, perché lo sguardo di Ugolino verso i figli è di disperazione, mentre quello di Berlusconi è quasi intinto di sadismo. In realtà sono giunto alla conclusione che non vi è alcuna grandezza tragica in lui”. Mai bilancio è stato più severo di quello di chi è stato per lunghi anni il braccio destro, il collaboratore più fidato, e ora – 9 mesi dopo l’abbandono del partito che aveva scelto dopo la fine dell’esperienza con il Pciapprodato nel gruppo verdiniano di Ala, al Senato. In un’intervista a Repubblica l’ex ministro della Cultura e ex coordinatore del Pdl dice che il capo di Forza Italia “è stato brillante all’opposizione ma deludente se non fallimentare nell’arte di governare e nel portare a compimento quegli accordi politici che avrebbero cambiato in meglio il nostro Paese”. Dice di aver fatto “molti, troppi errori”, ammette di essere stato un “servo” di Berlusconi: “Sono stato anche questo. Quando forse un giorno verranno pubblicate le mie lettere indirizzate nel corso di vent’anni a Berlusconi, frutto del mio lavoro di consigliere politico, si comprenderà qual è stata davvero la mia figura”.

Anzi, di più: “Berlusconi ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere. Ricordo che, quando ero ministro, osai parlare di un canale televisivo pubblico dedicato alla cultura senza pubblicità. Subito, il pur mite Fedele Confalonieri mi redarguì bruscamente”. Bondi sembra togliersi dopo anni, ora che Forza Italia vive momenti più che difficili, qualche sassolino, concedendo anche alcuni onori perfino ad Angelino Alfano, una volta additato come traditore e disertore: “La nostra autonomia politica era pari a zero. L’unico ad aver avuto la forza e il coraggio di un gesto di indipendenza è stato Angelino Alfano. All’epoca mi opposi a lui, nonostante l’amicizia che ci legava, per l’ennesimo atto di sottomissione a Berlusconi. Pure Fitto e Verdini furono in prima linea contro la scelta di Alfano, ma poco dopo Berlusconi li trattò alla stessa stregua. Mi creda, anche chi è rimasto, prima o poi sopporterà questa sorte”.

E quanto gli interessi di Berlusconi entrassero nella gestione della cosa pubblica Bondi lo capì quando fu convocato a Palazzo Grazioli, al crepuscolo dell’ultimo governo di centrodestra. Nonostante ciò che disse in seguito – racconta l’ex ministro – diede il via libera a Monti durante una riunione a Palazzo Grazioli nel corso della quale ci fece preliminarmente ascoltare in viva voce ciò che ne pensavano Ennio Doris di Mediolanum e l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. In questo modo eravamo messi sull’avviso della sua decisione”. In quelle telefonate “entrambi sostennero che la situazione economica e finanziaria del paese era disperata e non vi era altra possibilità che quella di dare vita a un governo tecnico sostenuto anche da Forza Italia”. Vale a dire quello che Brunetta e lo stesso Berlusconi ora definiscono un “colpo di Stato”, sulla quale servirebbe una commissione d’inchiesta.


Denis Verdini, invece, ha avuto il “merito” di aver aiutato “Berlusconi a rientrare in gioco, ottenendo da Renzi un riconoscimento politico non scontato e dovuto. Silvio avrebbe potuto utilizzare quest’ultimo attestato come un’opportunità per lasciare una memoria positiva del suo ruolo nella storia d’Italia, ma l’ha rifiutata e sprecata”. Oggi, conclude Bondi, “Forza Italia è incomprensibile per chi non conosca la vita privata di Berlusconi. Più che la politica, la letteratura e forse la psicologia possono dare un’interpretazione alla sua parabola esistenziale“.