Da un lato il governo di Matteo Renzi alza da mille a 3mila euro il limite all’uso dei contanti, dall’altro il Pd, con un emendamento alla legge di Stabilità spiana la strada all’e payment e ai micropagamenti inferiori a 5 euro. La proposta di modifica, firmata dai deputati Boccadutri, Coppola, Bruno Bossio, Causi, Misiani, Losacco, Basso, Dallai, Ascani e Tentori, prevede che sia abbassato il tetto dei 30 euro sotto il quale gli esercenti possono ancora oggi rifiutare i pagamenti con bancomat e carte di credito. In pratica, se l’emendamento passa sarà possibile utilizzare la moneta di plastica anche per comprare un caffè al bar, il giornale all’edicola o pagare la lavanderia.

Un passo indietro per capire qual è il contesto in cui arriva la novità. Il 30 giugno 2014 è scattata una piccola rivoluzione nei pagamenti: che si tratti della fattura dell’idraulico o della parcella del dentista, si possono utilizzare ovunque carte di credito e bancomat per pagamenti superiori ai 30 euro. Questo implica che parrucchieri, notai, idraulici, falegnami e altre categorie di lavoratori si siano dotati di Pos. E in effetti tra fine 2013 e 2014 i terminali sono saliti da 1,53 a 1,8 milioni. Ma negli ultimi 17 mesi l’utilizzo della moneta elettronica non è comunque aumentato. Che gli italiani continuino a preferire l’uso del contante è risaputo: secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia sui Sistemi di pagamento, nel 2014 è diminuito il numero della carte di credito (da 13.149 alle attuali 12.275), mentre le carte di debito hanno tenuto il passo solo grazie alle prepagate che rappresentano la metà delle 48mila totali. Poi c’è il confronto con l’Europa. Nell’ultima indagine eseguita sempre da Bankitalia nel 2013 sul confronto dei sistemi di pagamento nel Vecchio Continente emerge che rispetto all’Eurosistema “l’Italia si caratterizza per un uso limitato di strumenti di pagamento: solo 71 operazioni annue a fronte di una media europea di 187. Mentre se nel BelPaese l’83% delle transazioni complessive è eseguito in contante, la media europea segna solo il 65%”.

Ora, tecnicamente, dopo l’approvazione della Stabilità i gestori delle carte di pagamento dovrebbero definire entro aprile 2016 le regole e le misure contrattuali, anche di trasparenza, per regolare i micropagamenti e le commissioni, “che – si legge nel testo – devono essere strettamente correlati e proporzionali ai costi effettivamente sostenuti dai prestatori dei servizi di pagamento”. Ma se non si adegueranno “scatterà il limite legale dei 7 millesimi per i pagamenti con carte di debito e di 1 centesimo per quelli con carte di credito”.

Cosa significa? Dopo la barriera culturale, con gli italiani da sempre abituati ad avere le tasche piene di contanti, il secondo limite che in questi decenni ha influito sulla scarsa diffusione della moneta elettronica è stato il problema delle super commissioni bancarie applicate dai gestori delle carte di credito alle banche e che, a cascata, sono ricadute sui commercianti prima e sui consumatori dopo. Tant’è che la giungla delle commissioni interbancarie ha attirato l’attenzione di Bruxelles secondo cui questi balzelli costano ai rivenditori circa 10 miliardi di euro all’anno, mentre i clienti, oltre ai normali costi di gestione da pagare alla banca per le carte di credito (in media oltre i 35 euro annui, esclusa l’imposta di bollo di 2 euro per gli importi superiori a 77,47 euro e il costo dell’invio dell’estratto conto), si sentono ancora richiedere un costo aggiuntivo (anche del 2% sul prezzo totale) quando il pagamento avviene con la moneta di plastica.

Tra una settimana, il 9 dicembre, dovrebbe scattare lo stop alle super commissioni: entreranno, infatti, in vigore tetti imposti dall’Unione europea, pari allo 0,3% sul valore della singola transazione per le carte di credito e allo 0,2% per i bancomat e le prepagate. Non ci sarà bisogno di un provvedimento legislativo per recepire queste disposizioni previste dal regolamento Ue e le banche dovrebbero adeguarsi automaticamente. Ma nei mesi scorsi l’Associazione bancaria italiana ha spiegato che i massimali imposti dall’Ue potrebbero portare a un aumento del costo delle carte di pagamento e quindi a una penalizzazione per i possessori. Un meccanismo molto pericoloso che, nella pratica, potrebbe anche disincentivare l’utilizzo del denaro di plastica in un Paese come l’Italia, dove i pagamenti cash sono molto più diffusi che nella media Ue.