“È stato fatto un errore nel nominare monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui nella Commissione referente sull’organizzazione della struttura economica-amministrativa della Santa Sede (Cosea)”. Fa mea culpa Papa Francesco sulla scelta dei presunti corvi che, insieme a Nicola Maio, avrebbero passato ai giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi i documenti riservati pubblicati nei loro libri “Avarizia” e “Via crucis”. Tutti e cinque sono indagati in Vaticano in un processo che è stato al centro della conferenza stampa che, come ormai tradizione, Bergoglio ha tenuto sul volo che lo ha riportato da Bangui a Roma, dopo il suo primo viaggio in Africa con tappe in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana dove ha aperto la prima porta santa del Giubileo.

“Ringrazio Iddio che non ci sia la Lucrezia Borgia. Continuerò con i cardinali, con le commissioni a pulire”. Risponde così, con una battuta, il Papa alla domanda di un giornalista sulla sua lotta alla corruzione in Vaticano. “Monsignor Vallejo Balda – ha spiegato Francesco – è entrato per la carica che aveva e che ha avuto fino adesso: era segretario della Prefettura degli affari economici. E poi come è entrata lei? Non sono sicuro, ma credo di non sbagliare se dico che è stato lui a presentarla come una che conosceva il mondo dei rapporti commerciali e hanno lavorato. Quando è finito il lavoro, i membri di quella commissione che si chiamava Cosea sono rimasti in alcuni posti in Vaticano. La signora Chaouqui non è rimasta in Vaticano. E poi mi dicono che si è arrabbiata per questo, ma i giudici ci diranno la verità sulle intenzioni. Per me non è stata una sorpresa, non mi ha tolto il sonno perché propriamente hanno fatto vedere il lavoro che si è cominciato con la commissione dei cardinali, il ‘C9’: cercare la corruzione, le cose che non vanno”. Per Bergoglio, infatti, il primo a denunciare la corruzione in Vaticano è stato “l’allora cardinale Ratzinger nell’ultima via crucis prima della morte di san Giovanni Paolo II quando ha parlato delle sporcizie nella Chiesa”.

Il Papa è entrato anche nei dettagli del processo Vatileaks 2: “Io ho dato ai giudici le accuse concrete. Quello che importa alla difesa è la formulazione delle accuse. Io non le ho lette le accuse concrete, tecniche. Io avrei voluto che questo processo finisse prima dell’otto dicembre, dell’inizio dell’Anno della misericordia, ma credo che non si potrà fare perché io vorrei che tutti gli avvocati che difendono abbiamo il tempo di difendere, che ci sia la libertà di difendere, ma la corruzione viene da lontano”.

IL RAPPORTO DEL PAPA CON LA STAMPA – Francesco ha fatto un richiamo sulla professionalità della stampa, evitando ogni riferimento ai libri dello scandalo vaticano: “La stampa deve essere libera, laica ma anche confessionale, ma professionale! Perché la professionalità della stampa può essere laica o confessionale. L’importante che siano professionisti davvero e che le notizie non vengano manipolate. Per me è importante perché la denunzia delle ingiustizie, della corruzione è un bel lavoro, e poi il responsabile deve fare qualcosa, fare un giudizio, fare un tribunale, ma la stampa professionale deve dire tutto, senza cadere nei tre peccati più comuni: la disinformazione, dire una metà e non dire l’altra metà, la calunnia, la stampa non professionale sporca l’altro, e la diffamazione, che è dire cose che tolgono la fama di una persona e cose che in questo momento non fanno male neanche a questa persona”. Per Bergoglio “questi sono i tre effetti che attentano contro la professionalità della stampa. Abbiamo bisogno di professionalità. E sulla corruzione, vedere bene i dati. Poi un giornalista che è un professionista vero se sbaglia chiede scusa: ‘Credevo ma poi mi sono accorto di no’ e così le cose vanno benissimo”.

IL “FONDAMENTALISMO IDOLATRICO” – “Il prossimo viaggio sarà in Messico, ancora le date non sono precise. Se tornerò in Africa? Non so, io sono anziano, i viaggi sono pesanti”. Sui sacerdoti che vogliono fare politica il Papa risponde con un secco no: “Faccia il prete, il pastore, l’imam o il rabbino: questa è la sua vocazione”. E sul fondamentalismo Bergoglio ha sottolineato che “è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni. Tanti che si credono con la verità assoluta che vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione e fanno male. E questo lo dico perché è la mia Chiesa e si deve combatterli. Il fondamentalismo religioso – ha precisato Francesco – non è religioso, perché manca Dio: è idolatrico”. Per Bergoglio, però, “non si può cancellare una religione perché ci sono alcuni o molti gruppi in un certo momento della storia di fondamentalisti. È vero le guerre tra religioni ci sono sempre state nella storia, anche noi dobbiamo chiedere perdono”. Sul dialogo con gli islamici: “Loro hanno tanti valori costruttivi”.

“LA GUERRA E’ UN AFFARE” – Il Papa ha confessato anche di volere andare in Armenia. E sulla crisi tra la Turchia e la Russia ha sottolineato che “le guerre vengono per ambizione. Le guerre, parlo non delle guerre per difendersi giustamente dagli aggressori, ma le guerre sono un’industria. Nella storia abbiamo visto tante volte che quando in un paese il bilancio non va bene allora facciamo una guerra e finisce lo ‘sbilancio’. La guerra è un affare. I terroristi, loro fanno le armi? Chi dà loro le armi per fare la guerra? È tutta una rete di interessi. Ci sono i soldi dietro o il potere, un potere congiunturale. Ma noi da anni stiamo in guerra e ogni volta i pezzi sono più grandi. Penso che le guerre sono un peccato, sono contro l’umanità, distruggono l’umanità, sono la causa degli sfruttamenti. Alle Nazioni Unite ho detto: ‘Il vostro lavoro non sia un nominalismo, che sia effettivo, si faccia la pace’. Fanno tante cose, qui in Africa ho visto come lavorano i caschi blu, ma questo non è sufficiente. Le guerre non sono di Dio. Il Dio è il Dio della pace. La prima guerra mondiale è tra fratelli”. E sul Vertice sul clima in corso a Parigi il Papa non ha nascosto che “siamo al limite di un suicidio, per dire una parola forte. E io sono sicuro che quasi la totalità di quelli che sono a Parigi al raduno hanno questa coscienza e vogliono fare qualcosa”.

AIDS E PRESERVATIVI, FRANCESCO GLISSA – Sull’uso dei preservativi per combattere l’Aids molto diffuso in Africa Bergoglio ha risposto: “Sì è uno dei metodi. La morale della Chiesa si trova in questo punto davanti a una perplessità: che il rapporto sessuale sia aperto alla vita, ma questo non è il problema. Il problema è più grande”. Per Francesco, infatti, “la malnutrizione, lo sfruttamento delle persone, il lavoro schiavo, la mancanza di acqua potabile: questi sono i problemi. Non parliamo se si può usare tale cerotto o tal cosa per una piccola ferita. La grave ferita è l’ingiustizia sociale, ingiustizia dell’ambiente. A me – ha aggiunto Bergoglio – non piace scendere a riflessioni così casistiche. La gente muore per mancanza di acqua, per fame. Il traffico di armi e le guerre sono il motivo di mortalità più grande”.

Twitter: @FrancescoGrana