“Noi non siamo martiri, siamo solo giornalisti, cronisti, ma ci sono dei principi che devono essere difesi. È una situazione assurda e kafkiana”. Esordisce così Gianluigi Nuzzi parlando con il pool dei vaticanisti presenti in aula alla prima seduta del processo Vatileaks 2 durato un’ora e 10 minuti. Insieme con Nuzzi, sono imputati anche un altro giornalista, Emiliano Fittipaldi, e i tre presunti corvi: monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, ancora agli arresti, Francesca Chaouqui e Nicola Maio. Ai giudici del Tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Dalla Torre, Fittipaldi ha voluto leggere una dichiarazione spontanea: “Ho deciso di comparire in questa udienza per doveroso rispetto nei confronti di questo Tribunale che ha ritenuto di dovermi citare. Ma nel comparire ritengo di dover esprimere innanzitutto la mia incredulità nel trovarmi a essere imputato di fronte a una autorità giudiziaria diversa da quella del mio Paese, pur avendo scritto e pubblicato in Italia il libro per il quale si pretende qui di incriminarmi”. 

Ai giudici vaticani Fittipaldi ha spiegato che “nel mio Paese, d’altronde, la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Aggiungo poi – ha ancora evidenziato il giornalista – e chiedo che il mio avvocato formalizzi tecnicamente questa mia eccezione che il decreto di citazione a giudizio che mi avete notificato non mi consente in alcun modo di difendermi, giacché non contiene, nemmeno implicitamente la benché minima descrizione del fatto che mi viene addebitato”. Per Fittipaldi nel decreto “si dice infatti che sono imputato di acquisizione e divulgazione di documenti e notizie riservate, ma non si dice affatto quali siano questi documenti, o quale siano queste notizie: una condizione di indeterminatezza del tutto inaccettabile, perché pone l’imputato nella condizione di non sapere da cosa doversi difendere, e la pubblica accusa di poter in ogni momento estendere il riferimento della incriminazione a uno qualunque dei documenti o delle notizie contenute nel mio libro. Sono dunque comparso – ha concluso il giornalista – per formulare queste eccezioni, e di ciò chiedo che sia dato atto a verbale”.

I giudici, dopo 43 minuti di camera di consiglio, hanno respinto l’istanza di Fittipaldi, che aveva chiesto la nullità, e quella di monsignor Vallejo Balda, che aveva chiesto, invece, più tempo per la difesa. Dal 30 novembre prossimo ci saranno le udienze del processo tutti i giorni, sia di mattina che di pomeriggio se sarà necessario. Il procuratore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti, ha sottolineato che “processo non viene messa in discussione la libertà di stampa, ma il modo in cui sono stati acquisiti i documenti con una condotta illecita e con pressioni su monsignor Vallejo Balda”. Alla prima udienza erano presenti tutti i cinque imputati: monsignor Vallejo Balda, Chaouqui e Maio accusati di aver formato “un sodalizio criminale organizzato allo scopo di commettere più delitti di divulgazione di notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato”; Fittipaldi e Nuzzi, accusati, insieme con gli altri tre imputati, di essersi “illegittimamente procurati” e successivamente di aver “rivelato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato”.

Ai cinque imputati sono stati affidati avvocati d’ufficio iscritti presso il Tribunale vaticano: Emanuela Bellardini per monsignor Vallejo Balda, Agnese Camilli per la Chaouqui, Rita Claudia Baffioni per Maio, Lucia Musso per Fittipaldi e Roberto Palombini per Nuzzi. Questi ultimi, inizialmente d’ufficio, sono stati scelti dai due giornalisti come avvocati personali. Monsignor Vallejo Balda e Nuzzi hanno, però, chiesto di essere assistiti anche da altri avvocati e la decisone sarà presa nei prossimi giorni dal presidente della Corte d’Appello.

Twitter: @FrancescoGrana