Meloni: “Più libri più liberi chiede agli editori il patentino antifascista. È censura”. M5s: “Rincorre Vannacci con argomenti ridicoli”
È “censura“, dice Giorgia Meloni, chiedere alle case editrici che partecipano a una fiera di firmare una dichiarazione di antifascismo. Nel mirino c’è Più libri più liberi, l’evento che si svolge a dicembre alla Nuvola dell’Eur di Roma e che l’anno scorso aveva visto un gruppo di editori protestare contro la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco il cui catalogo, aveva denunciato un gruppo di ospiti della manifestazione, si basa “in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita”. Nei giorni scorsi Francesco Giubilei sul Giornale ha scritto che tra le novità della prossima edizione ci sarà appunto la necessità di firmare una “dichiarazione di antifascismo”: “È la novità che si sono visti recapitare gli editori iscritti negli anni passati alla manifestazione nella domanda di adesione e nel regolamento generale inviato dai promotori dopo una riunione di confronto con i rappresentanti delle case editrici”.
“Per partecipare”, commenta dunque la presidente del Consiglio sui social, “le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica“.
L’uomo del momento, il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, sottoscrive compiaciuto e, dall’assemblea costituente del suo partito all’Auditorium della Conciliazione, fa sapere che Meloni “ha perfettamente ragione” perché “in un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di artifascismo o di anti non so che cosa”. Segue un esempio che ritiene calzante: “Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo visto che è una libertà di espressione, poi sarà il popolo italiano a decidere se la monarchia o se il livello che ho intenzione di pubblicare sia opportuno o non sia opportuna sia da buttare in un cestino. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra, a me piace vivere in un Paese dove le espressioni che vengono esternate vengono giudicate sulla base delle argomentazioni e non sulla base dei divieti o della censura”.
Sui social ha replicato intanto a Meloni il leader M5S Giuseppe Conte: “Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità, mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale. Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo”. E continua: “Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia, del carovita e delle aziende che chiudono? Quattro anni zero riforme”.
“Con tutto quello che accade in Italia e nel mondo, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che parlare di una fantomatica “censura antifascista”. Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”, sostiene dal canto suo il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Il problema grosso è che lo fa da Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione, che fino a quando non verrà riscritta da Meloni o Vannacci, è e rimane antifascista. Se c’è qualcuno o qualcosa che cancellava le idee degli altri, quello era proprio il fascismo. Meloni vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo”.
Aggiunge un altro tassello la vicepresidente M5S Vittoria Baldino: “”La censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”. Prendo nota Presidente”, scrive su Facebook. “Dunque immagino che lei voglia chiedere scusa ad Antonio Scurati e Serena Bortone perché nel 2024, alla vigilia del 25 aprile, Scurati voleva recitare nel programma di Bortone un monologo antifascista. Gli è stato impedito. Si chiama censura preventiva. Chieda scusa a Sigfrido Ranucci per aver tentato di mettergli il bavaglio, attraverso tagli di puntate, cambi di palinsesto e varie minacce di querele e richieste di non messa in onda dei suoi servizi da parte di esponenti della sua maggioranza. Anche questa si chiama censura preventiva e intimidazione. Chieda scusa a tutti i giornalisti che avete querelato per aver osato fare il loro mestiere: il cane da guardia del potere. So che non siete abituati ad accettare critiche, ma si chiama “censura indiretta” ed è oggetto di una direttiva europea, la direttiva SLAPP che il nostro Paese deve recepire entro l’anno. Ecco, se non concepisce, come dice, la censura, faccia ratificare questa direttiva al più presto per proteggere tante e tanti giornalisti che ogni giorno si vedono recapitare richieste di risarcimento sproporzionate da parte di suoi colleghi di governo”.
Per Nicola Fratoianni di Avs le dichiarazioni di Meloni sono la prova che “evidentemente non è antifascista”: “Oggi con il suo attacco alla Fiera “Più Libri Più Liberi” lo conferma ancora una volta. Dichiararsi antifascista in modo limpido e sereno non vuol dire censurare qualcun altro, ma rispettare i valori della nostra Costituzione. È ora che gli italiani si accorgano fino in fondo a chi hanno affidato in questi anni il nostro Paese: ai nipotini del Ventennio. È ora di accompagnarli gentilmente da dove sono venuti”.
“L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia”, rincara Angelo Bonelli, deputato AVS, co-portavoce di Europa Verde. “Negarlo, come ha fatto la Presidente del Consiglio con il suo post su X, significa non accettare le basi costituzionali del nostro ordinamento democratico. E questo è gravissimo. Non è un caso che quel post arrivi il giorno dopo la manifestazione scandalosa sulla cosiddetta ‘remigrazione‘, organizzata da CasaPound, Fronte Skinheads e Fortezza Europa, e a ridosso del congresso di Vannacci. Con il post di oggi Giorgia Meloni ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra e fascista, e per farlo non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione e a chi ha dato la vita per consegnarci la democrazia. Ieri per le strade di Roma sono risuonati slogan inascoltabili: ‘immigrato pezzo di merda’, ‘musulmano pezzo di merda’, ‘l’antifascismo è mafia’, ‘viva il Duce’. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni ha ritenuto di non dover pubblicare alcun post, alcun comunicato, alcuna parola di condanna”. Eppure oggi trova il tempo per difendere chi non vuole sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare a una fiera dell’editoria”.