Fuori una. Amburgo si ritira dalla corsa alle Olimpiadi del 2024. La candidatura tedesca è stata affossata dal referendum popolare, che con il 51,7% ha detto no all’organizzazione dei Giochi. Il verdetto della cittadinanza è senza appello e senza rimedio per il governo tedesco, visto che ormai le candidature sono chiuse. Restano quattro, dunque, le città in corsa: Budapest, Los Angeles, Parigi e Roma. Ed è sempre più sfida Italia-Francia.

Il risultato della consultazione di domenica è clamoroso, definito “brutale e amaro” da Alfons Hormann, capo del comitato organizzatore tedesco. L’ultimo sondaggio prima del voto dava il sì largamente in vantaggio, vicino al 60%. Invece le urne hanno riservato una sorpresa, dovuta probabilmente agli effetti degli attentati di Parigi. La strage a Saint-Denis ha dimostrato che anche gli eventi sportivi possono diventare un obiettivo dell’Isis. I Giochi si trasformano in un problema, più che un’opportunità. E così anche quella che sembrava essere la città più entusiasta e favorevole alla loro organizzazione (molto più di Parigi, Roma e Budapest, dove ci sono diverse perplessità nell’opinione pubblica) ha detto no. “La candidatura non c’è più”, ha dovuto constatare il sindaco Olof Scholz.

Si tratta della seconda candidatura ritirata per l’opposizione degli abitanti. Era già successo negli Stati Uniti a Boston, dove un forte movimento dal basso aveva contestato l’organizzazione fin dal primo momento, costringendo dopo mesi di proteste il sindaco a fare marcia indietro. In quel caso, però, il governo aveva potuto rimediare e ripiegare su Los Angeles, candidatura d’emergenza per tenere in pista gli Usa. Ora, invece, i termini fissati dal Cio sono chiusi. E per la Germania, che non ospita i Giochi da Monaco 1972 e lo scorso marzo un po’ a sorpresa aveva preferito Amburgo alla capitale Berlino, è una vera beffa.

Il referendum ha eliminato una candidatura pericolosa perché alternativa, che puntava su un modello “low cost” sostenibile e suggestivo: villaggio e stadio su un “isolotto olimpico” circondato dall’acqua, tutto vicino, compatto e a misura d’uomo. Resterà un sogno, e le altre sorridono. Budapest non ha molte chance, anche alla luce delle prese di posizione del governo Orban. Los Angeles è una candidatura “politica”, promessa dagli Stati Uniti al Cio e zavorrata dal forfait di Boston, che potrebbe decollare solo per demeriti altrui. Restano Parigi e Roma, in un testa a testa che si trascinerà fino all’11 settembre 2017, data della scelta. L’Italia, con più peso politico a livello internazionale, ma con i soliti problemi legati a corruzione e immagine della Capitale nel mondo (e l’incognita delle prossime amministrative alle porte). La Francia, che nel recente passato ha rimediato solo sonore bocciature (nel ’92, 2008 e 2012) e ora deve fare i conti anche con l’incubo terrorismo, ma forse gode di maggior credibilità e affidabilità. Non ci sarà Amburgo, invece, unica città a sottoporre la propria candidatura al giudizio dei cittadini. Per fortuna del Cio: se un referendum si svolgesse anche a Roma e Parigi, le Olimpiadi 2024 rischierebbero seriamente di ritrovarsi senza pretendenti.

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